Carlo Acutis: una santo vecchio in una Chiesa in crisi

22/07/2025 | Attualità, Blog, Cristianesimo, Religioni | 1 commento

In altre due occasioni abbiamo parlato della canonizzazione, ormai prossima, di Carlo Acutis. Lo abbiamo fatto in una intervista a Biagio Carrano dal titolo “Come si costruisce un santo” e in un altro video dal titolo “Carlo Acutis santo: il trionfo dell’idolatria”. Se volete recuperare i video ve li metto in descrizione.

Altre considerazioni le vorrei fare anche qui, ma facendo sempre la stessa premessa e con le stesse precisazioni.

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In fondo trovi il video associato a questo articolo.
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Nessuno vuole chiamare in causa la persona di Carlo Acutis, rispetto alla quale serve rispetto assoluto sia per le sue scelte personali sia per la morte prematura che lo ha sottratto ai suoi cari.

Tra l’altro, osservando e ascoltando i video in cui compare, le interviste, ciò che le persone raccontano di lui, pare proprio che fosse un eccellente ragazzo, con una schietta autenticità, e quindi nessuno intende chiamare in causa nulla che riguardi la sua vita e la sua persona.

E comunico fin da ora che se ci saranno commenti che lo faranno, che cioè chiameranno in causa la persona di Carl Acutis e la sua famiglia, li cancellerò all’istante, specialmente se irrispettosi.

Tra l’altro so bene cosa significa quando la natura strappa le persone prematuramente alla vita: qualche mese fa, nello strazio totale, abbiamo salutato un ragazzo giovanissimo della mia comunità e anni fa ho perso amici e persino alunni giovanissimi.

Quindi vi prego di mantenere il contegno nei commenti, dove è giusto discutere sull’argomento, ma nel rispetto e con criterio.

Difatti, quello che ci interessa qui è il fenomeno sociale e mediatico che si è innescato intorno a Carlo Acutis, e in modo particolare quello che la gerarchia ecclesiastica ha fatto di questa figura. Di questo sì, se ne può parlare e credo sia anche giusto farlo.

Carlo Acutis era un ragazzo morto a soli 15 anni a causa di una leucemia fulminante. Durante la sua vita aveva sempre mostrato una profonda devozione religiosa, rivolta soprattutto alle apparizioni della Vergine Maria, alle presunte guarigioni inspiegabili e agli eventi ritenuti miracolosi associati all’Eucaristia, nello specifico quelli che comunemente si ritengono “miracoli eucaristici”, che consisterebbero nella trasformazione dell’ostia e del vino consacrati in carne e sangue di Cristo.

Tra l’altro, essendo in gamba con i computer e con internet, si impegnò molto per diffondere on line questi presunti miracoli, realizzando siti internet che celebrassero queste presunte manifestazioni miracolose. Si tratta di siti ancora on line e consultabili, tra l’altro.

Per la sua profonda religiosità e per i miracoli avvenuti per sua intercessione, che vedremo dopo, la Chiesa Cattolica ha stabilito che sarà innalzato agli altari il 7 settembre 2025. Diventerà il santo patrono di Internet, e sarà il primo santo millennial, cioè appartenente alla generazione nata tra gli anni ’80 e ’90 del Novecento.

Ma, come ripeto, se rispetto alla persona di Carlo Acutis non abbiamo assolutamente nulla da dire, diverso è rispetto a questa costruzione religiosa e mediatica che ruota intorno a questo ragazzo. Che tipo di canonizzazione è?

Insomma, rispetto ad una certa esaltazione mediatica, non della persona ma del personaggio, qualcosa da dire potremmo averla. Ed entriamo quindi nello specifico.

I MIRACOLI EUCARISTICI

Carlo Acutis era affascinato dai miracoli eucaristici e aveva nei loro confronti, come abbiamo visto, una profonda devozione. Ecco, questo fa di lui una persona santa oppure lo mostra semplicemente come un giovane fedele ad una narrazione che altri hanno costruito in modo mistificato?

E poi, se i cosiddetti miracoli eucaristici fossero davvero una mistificazione, come sembrano, cosa dire di un giovane che, seppur in assoluta buona fede, ha dedicato ad essi tempo e devozione?

Ma vediamo di capire meglio.

La storia ci insegna che molte delle storie sui miracoli eucaristici hanno trame sospettosamente simili, suggerendo che siano state derivate l’una dall’altra. Per esempio, almeno tre racconti — da Lanciano (Italia, ca. 750), Ratisbona (Germania, 1257) e Bolsena (Italia, 1263) — parlano di un prete con dubbi sulla transustanziazione. Al momento della consacrazione, l’ostia si sarebbe trasformata in carne e/o il vino in sangue.

Uno stesso, identico, copione: come alcune storie popolari antiche che vogliono educare la tribù, come alcuni canti tribali didascalici, allo stesso modo questi presunti miracoli hanno un copione identico. Né abbiamo strumenti per verificarne la veridicità, visto che si tratta di storie narrate 13 secoli fa.

Un altro gruppo di storie “miracolose”, tra virgolette, riguarda i miracoli eucaristici di Alatri, Italia, 1228; Santarém, Portogallo, primo XIII sec. E di Offida, Italia, 1280: questo copione è diverso dal precedente: coinvolge donne che, su consiglio di occultisti, nascondevano l’ostia in bocca per trasformarla in filtro d’amore. In seguito, l’ostia si sarebbe trasformata in carne. In un caso, emanava anche una misteriosa luce.

Tutti cliché, potremmo dire; tutti con lo stesso schema narrativo. Tutto troppo banale, perdonate l’irriverenza.

E perciò, tornando al caso di Carlo Acutis, possibile che la santità di un ragazzo “millennial” passi anche attraverso questa devozione popolare, rivolta ad episodi di dubbia autenticità, anzi, quasi certamente falsi e mistificati?

Un simile atteggiamento rispecchia forse la sensibilità dei ragazzi di oggi, oppure appartiene ad una devozione superata che non dice nulla di nuovo ai giovani che, invece, di domande nuove se ne fanno eccome?

Ma passiamo ad un altro aspetto della canonizzazione dei Carlo Acutis, quello, fore ancora più spinoso, dei miracoli.

I PRESUNTI MIRACOLI DI CARLO ACUTIS

Ovviamente, perché si diventi santi servono dei miracoli. E bisogna pur trovarli da qualche parte.

Ed ecco che, dopo che Acutis fu proclamato Servo di Dio nel 2013, un bambino brasiliano di tre anni, Matheus Vianna, fu dichiarato “miracolosamente guarito”. Fin dalla nascita nel 2010, soffriva di disturbi digestivi legati a una malformazione pancreatica. Sua madre, Luciana, pregava costantemente per lui.

Esistono diverse versioni della guarigione. Pare comunque che un pezzo del vestito di Acutis fu esposto in una celebrazione e venerato come reliquia. Le reliquie — oggetti associati a santi o martiri — sono ancora spesso considerate in grado di compiere miracoli. All’interno di questa tradizione miracolistica il bambino fu invitato a baciare la reliquia e disse: “Smettila di vomitare!”. Che la guarigione sia avvenuta grazie alle preghiere della madre o al bacio della reliquia non si sa, ma comunque fu diffusa la notizia del miracolo. E così Acutis fu beatificato.

Ma per la canonizzazione serve un secondo miracolo. E questo secondo miracolo sarebbe avvenuto nel 2022, quando una ragazza in Costa Rica cadde in bicicletta e subì un’emorragia cerebrale. I medici le diedero poche speranze, ma dopo le preghiere della madre ad Acutis e una visita alla sua tomba, la donna tornò a respirare autonomamente e a camminare; l’emorragia era scomparsa.

Tutte le fallacie logiche presenti in questi episodi ve le tralascio.

Ma ci chiediamo: siamo sicuri che si trattasse di un miracolo? Non potrebbe essere semplicemente la prova delle straordinarie capacità di guarigione del corpo umano? Perché saltare a conclusioni soprannaturali — ossia immaginarie? Altre guarigioni potrebbero essere attribuite a diagnosi errate, condizioni psicosomatiche, trattamenti precedenti e altri fattori naturali.

Si consideri anche il famoso santuario di Lourdes in Francia: perché ci sono dei tipi di guarigioni “miracolose” che lì non accadono mai? Come osservò lo scrittore Anatole France: vedendo grucce e bastoni abbandonati esclamò: “Ma come, nessuna gamba di legno?”

Comunque, una mente razionale non può non vedere che Carlo Acutis, come altri santi o beati, sia stato così in grado di intercedere per altri, salvandoli dalla morte, e lui stesso non abbia potuto fare nulla per salvarsi dalla malattia.

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Rispetto a quanto detto, di considerazioni ne verrebbero a centinaia, ma voglio riportare quelle di un contatto che ho su Facebook, perché sono così ben scritte, così ben argomentate, che personalmente non avrei saputo fare di meglio. La fonte, come è giusto, ve la metto in descrizione al video.

“Carlo Acutis sarà proclamato santo il 7 settembre 2025. Aveva quindici anni quando è morto nel 2006 per una leucemia fulminante. Era un ragazzo appassionato di computer, molto devoto all’eucaristia e, come si ripete ovunque, “allegro, semplice, pulito”. Ma è davvero sufficiente tutto questo per essere annoverati tra i santi? Davvero la Chiesa ha bisogno di correre così, bruciando le tappe della prudenza, del discernimento, della distanza critica?

Perché, se siamo onesti, qualcosa non torna. La canonizzazione di Acutis è stata preparata come un evento mediatico fin dall’inizio. È stato presentato da subito come un “modello per i giovani”, un “patrono di Internet”, un esempio di fede nell’era digitale. Slogan perfetti per attirare simpatie, per costruire una narrazione emotiva, ma poveri di profondità teologica e, soprattutto, scollegati da un serio esame della sua figura. C’è una forzatura di fondo che si percepisce, e non serve essere teologi per accorgersene.

La rapidità con cui è stato portato agli onori degli altari è disarmante: nemmeno vent’anni dopo la sua morte. Quando intere generazioni di martiri, fondatori, teologi, religiosi che hanno servito in silenzio la Chiesa per decenni attendono ancora, Acutis vola verso la canonizzazione come un prodotto confezionato bene. Il problema non è lui, povero ragazzo morto troppo presto, ma il modo in cui la Chiesa ha trasformato la sua figura in una sorta di caricatura edificante. È stato costruito un personaggio più che raccontata una persona.

Basta leggere certe biografie ufficiali per accorgersi che qualcosa stride. Si insiste ossessivamente sulla sua devozione ai “miracoli eucaristici”, su una spiritualità che sembra uscita dal catechismo tridentino, più che da un adolescente dei primi anni 2000. E allora uno si chiede: com’è possibile che un ragazzo, cresciuto in pieno XXI secolo, sviluppi una concezione dell’eucaristia così vecchia, così preconciliare? Chi gliel’ha trasmessa? E perché questa insistenza su una fede così rigida, chiusa in formule ripetute, su una religiosità che sembra più costruita che vissuta?

La risposta, forse, è che serviva un volto giovane per un messaggio vecchio. E Carlo è stato perfetto. Aveva il profilo giusto per diventare “santino da distribuire nei gruppi parrocchiali”, e così si è scelto di ignorare tutto ciò che poteva disturbare la narrazione. I suoi limiti, la sua età, la sua inevitabile immaturità teologica. Si è deciso che le sue frasi adolescenziali, a volte ingenue, a volte vagamente ispirate, dovessero diventare parole da incorniciare, scolpite come motti di sapienza eterna. Ma se un ragazzino dice “non io, ma Dio”, si può davvero farne il cuore di un cammino spirituale? Non rischiamo di svuotare di senso le parole e i percorsi di altri santi ben più solidi, ben più consapevoli?

C’è anche un altro rischio. E cioè che la figura di Carlo venga usata, e in parte già lo è, per veicolare una visione della fede infantilizzata, pronta a riempire i vuoti di senso con immagini semplici e rassicuranti, incapace di affrontare il dubbio, la complessità, il conflitto. Una fede a misura di slogan, che fa presa sui social ma non scava davvero nella coscienza. Un modello spirituale che parla poco agli adulti, pochissimo ai pensanti, e troppo ai nostalgici di una religione pronta all’uso.

Naturalmente non si tratta di negare la sincerità della fede di Carlo. Né di giudicare una persona che, con ogni evidenza, ha vissuto con profondità la propria esperienza religiosa. Ma il punto è un altro: la santità non è una questione di marketing, né di emozione. È un riconoscimento profondo, che dovrebbe derivare da una lunga riflessione comunitaria, da un ascolto plurale, da una lettura matura della storia di una vita. Non da un bisogno di dare un volto giovane a un messaggio vecchio.

Questa canonizzazione, insomma, più che un segno dei tempi sembra un prodotto del tempo: veloce, semplificata, costruita a tavolino. Fa riflettere che molte voci, anche autorevoli, all’interno della Chiesa si stiano esprimendo con disagio. Perché quello che dovrebbe essere un processo di discernimento spirituale si sta trasformando sempre più in uno spettacolo da calendario pastorale.

E la domanda, allora, resta aperta: davvero la Chiesa ha bisogno di santi di plastica?”

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Parole eccellenti, chiarissime, complete.

Aggiungo una chiosa. A me viene da pensare che Carlo Acutis, che riposi in pace ovunque sia, sia un tentativo – credo anche disperato – di avvicinare alla Chiesa i giovani che inesorabilmente se ne stanno allontanando. Una Chiesa e una religiosità che parlano sempre meno alle giovani generazioni, e che quindi hanno bisogno di un vessillo – un giovane con i jeans, le scarpe della Nike e la felpa dell’Adidas – per intercettare un mondo che però si allontana sempre di più. Per intercettare, in termini di marketing, una fetta di mercato essenziale.

Forse è il caso di chiedersi davvero perché le nuove generazioni sono sempre più distanti dall’esperienza religiosa e dal messaggio cristiano, anziché confezionare frettolosamente santi, con una rapidità superiore a quella necessaria per i prodotti commerciali.

Nel massimo rispetto di Carlo Acutis e della sua famiglia, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate.

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1 commento

  1. Vincenza63

    Sinceramente sono alquanto meditabonda.

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