
Eccoci arrivati all’ultimo articoli di questo percorso, in cui abbiamo cercato di delineare un possibile ritratto di Gesù di Nazareth, secondo gli studi e le idee del prof. Mauro Pesce, che a questo punto non ha più bisogno di presentazioni.
Manca un aspetto da affrontare: quello dei miracoli. Il prof. Pesce, anziché parlare genericamente di Miracoli di Gesù, preferisce chiamare questo aspetto della sua predicazione “guarigioni ed esorcismi”.
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I miracoli di Gesù sono distinti dagli storici, dai teologi, dagli esegeti, in due tipi diversi: i miracoli naturali e quelli di guarigione. Quelli naturali sono quelli in cui Gesù, per esempio, cammina sulle acque o quello in cui seda la tempesta: si tratterebbe, il condizionale è d’obbligo, di azioni miracolose in cui Gesù manifesterebbe il suo potere sulle forze naturali. Quindi, non vuol dire che avvengano in modo naturale, ma sono azioni che agiscono sulla natura.
Le guarigioni attestano che Gesù fosse un esorcista: l’esorcismo non era estraneo né alla cultura né alla cultura greco-romana del tempo. Allo stesso modo Gesù non è l’unico di cui si narra che facesse opere di questo tipo.
In ogni caso, per esorcismo si intende quella pratica di guarigione che si ottiene mediante l’espulsione di una qualche potenza malefica che si è impadronita del corpo di un essere umano, producendo disturbi e malattie.
Non si può escludere che Gesù praticasse esorcismi addirittura prima del suo incontro con Giovanni Battista, quindi prima della sua vita pubblica e della sua predicazione, diciamo così, ufficiale.
Ovviamente nel parlare di guarigioni miracolose, esorcismi, miracoli, occorre chiedersi se abbiano effettivamente un fondamento oppure se siano frutto di suggestioni, se siano un prodotto culturale del tessuto sociale in cui avvengono. Ma non è questo il mestiere dello storico e difatti il prof. Pesce dice di non avere le competenze tecnico scientifiche per trarre conclusioni accurate.
Lo storico, del resto, si limita a registrare che fatti del genere venissero narrati, che venissero narrati non solo rispetto a Gesù ma anche rispetto ad altri predicatori, e a capire cosa si può dire su di essi limitatamente all’aspetto storico.
Quello che si può dedurre da queste narrazioni è che si è voluto che di Gesù arrivasse non solo l’immagine di un predicatore, non solo l’immagine di un portatore di una giusta morale, non solo l’immagine di un leader che progetta una rivoluzione etica, religiosa e politica, ma anche l’immagine di un guaritore e di un esorcista.
Per queste sue caratteristiche era certamente cercato da molte persone: ancora oggi vediamo, quando qualcuno, o qualcuna, si propone come un leader carismatico, tanta gente al suo seguito, sperando anche in capacità taumaturgiche in grado di guarire, rassicurare, persino purificare.
Qualcosa del genere accadeva anche a Gesù: la gente lo cercava, richiedeva il suo intervento.
Ma cosa è interessante di questa sua attività di guaritore ed esorcista? Probabilmente la sua attenzione alla malattia. Gesù, a differenza di Giovanni Battista, viveva tra la gente, entrava nelle case, si faceva ospitare da famiglie e amici. Non aveva, come abbiamo visto, una sua casa, e andava sempre alla ricerca, nei villaggi, di ospitalità, di luoghi in cui dormire o mangiare.
Durante queste visite, durante i pasti, insegnava. Per questo è possibile che il mangiare insieme sia diventato il simbolo di quello che sarebbe stato, nell’immaginario successivo, il regno di Dio. Vivendo a contatto con la gente, nelle case umili delle persone, Gesù entrava in contatto con la povertà, con la realtà dei poveri e quindi anche con la malattia. Povertà e malattia diventano due aspetti su cui l’attenzione di Gesù si concentra enormemente.
Si tratta di una attualità straordinaria del messaggio di Gesù: l’attenzione alla povertà e alla malattia, appunto, due piaghe diffuse in una bella fetta di mondo contemporaneo.
Secondo il prof. Pesce, se tralasciamo le eccessive spiritualizzazioni, se mettiamo da parte questioni di fede a cui si può aderire o non aderire, se proviamo ad affacciarci a questo possibile ritratto storico di Gesù, anche da qui possiamo tirare fuori un messaggio attualissimo: la necessità della restaurazione della libertà degli uomini e della giustizia sociale, tenendo conto della reale situazione degli ultimi, caratterizzata da povertà e malattia.
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