
In questo post faremo un affascinante viaggio nel mondo del Rastafarianesimo, un sistema di fede e una filosofia di vita nati nelle strade della Giamaica negli anni ’30. L’ispirazione per questo articolo mi è venuto dalla visione offerta dal film “One Love” su Bob Marley un’icona della cultura reggae e uno dei principali diffusori dei principi Rastafariani nel panorama mondiale.
Esploreremo le radici, le credenze e l’impatto culturale di questa affascinante religione; il suo messaggio di amore, giustizia sociale e ricerca di Zion; Insomma, Esploreremo le fondamenta spirituali che hanno plasmato il cuore e l’anima del Rastafarianesimo.
Alla fine dell’articolo, in più, faremo qualche paragone con il cristianesimo, cercando di scovare elementi comuni alla nascita delle religioni e alla divinizzazione dei leader.
Quali sono le origini del rastafarianesimo?Il rastafarianesimo è nato in Giamaica negli anni ’30 del Ventesimo secolo grazie a Marcus Garvey, un leader politico nero di spicco. Marcus Garvey voleva riunire i profughi africani e organizzare un enorme esodo che li avrebbe riportati nel loro continente d’origine. In Africa, appunto.
All’interno di questo enorme progetto, Garvey fu anche il protagonista di una profezia: secondo lui, proprio lì in Africa sarebbe nato il nuovo redentore, un re nero. E Accadde che ci fu proprio l’incoronazione dell’imperatore di Etiopia Hailé Selassié, che agli occhi di Garvey e dei suoi seguaci non poteva che essere proprio il redentore atteso.
Da qui il nome di RASTAFARIANI, oppure RASTAFARI o semplicemente RASTA: Il termine viene infatti da Ras Tafari, ossia il nome dato alla nascita all’imperatore Hailé Selassié I (poi salito al trono d’Etiopia nel 1930) con l’aggiunta del titolo di Ras.
Con l’incoronazione del loro messia, nasceva perciò questa nuova religione, adottando anche le tradizioni e la fede già diffusi dei giamaicani rurali e cioè una forma di cristianesimo in cui veniva data molta importanza alla presenza di Dio in natura.
Oltre alla figura fondamentale di Marcus Garvey, non si può non citare un altro fondamentale punto di riferimento del movimento rastafari delle origini: Leonard Howell. Anche lui è considerato uno dei padri fondatori perché, sempre negli anni ’30, fu proprio il, diciamo, predicatore teorico che fondeva il cristianesimo con la filosofia di Garvey. La sua predicazione ottenne un’immensa popolarità tra i giamaicani poveri e Howell fondò numerose comunità di culto rastafari.
Se quindi facessimo una sintesi, identificando i padri fondatori del movimento rastafariano troveremmo quattro persone, che adesso vediamo brevemente: Marcus Garvey, Leonard Howell, Hailé Selassié e Bob Marley.
Marcus Garvey – Iniziatore con lo status di profeta, vista la previsione azzeccata dell’Incoronazione di Hailé Selassié; immaginava l’unità e l’emancipazione degli africani, che avrebbe ricondotto a casa dalle americhe.
Leonard Howell – Teorico che fonde il messaggio di Garvey con quello cristiano. Nel 1935, in Giamaica, fondò la prima comunità rasta, chiamata Pinnacle. Una comunità che viveva di un isolamento sufficiente per vivere secondo il loro credo e i loro principi.
Hailé Selassié – Come imperatore dell’Etiopia dal 1930 al 1974, l’incoronazione di Selassié realizzò la profezia di Garvey. La maggior parte dei rasta lo considerava un messia e l’incarnazione di Dio sulla Terra. Lui stesso, insieme all’Etiopia, andarono incontro a molte vicissitudini. Nel 1936 Mussolini conquistò l’Etiopia e Hailé Selassié dovette riparare a Londra con il suo governo.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale fu posto nuovamente sul trono d’Etiopia, e nel 1966 visitò la Giamaica, dove fu osannato da un popolo in visibilio.La sua vicenda umana, politica e religiosa si concluse, perô, quando l’impero di Selassié cadde vittima di un colpo di stato marxista e lo stesso Hailé morì in circostanze sospette poco dopo. Morì nell’agosto del 1975.
Per la comunità rasta fu un duro colpo. Alcuni continuano a considerare Selassié come una figura sacra, mentre altri rivolgono la loro attenzione ad altri leader del movimento.
E il quarto è Bob Marley. Non ha bisogno di presentazioni: celebre ovunque per la sua musica reggae, Bob Marley – anche grazie alla sua immensa popolarità di artista – svolse un ruolo importante nella diffusione del messaggio rastafari in tutto il mondo. I temi della resistenza, della pace e dell’amore sono alla base della sua musica.
Per chi non lo conoscesse, consiglio l’ascolto di Redemption Song, No Woman No Cry, Everything is gonna be alright, Buffalo soldier… solo per cominciare.Dopo aver creato una musica leggendaria che diffuse il messaggio rasta in tutto il mondo, Marley finì per essere battezzato nella Chiesa ortodossa etiope. Mentre alcuni rasta rispettarono questa decisione per l’affetto verso l’Etiopia, altri considerarono il battesimo di Marley con disprezzo.
Il credo dei rastafariani
Poiché esistono molte comunità rasta, ognuna con la propria autonomia e il proprio credo, è difficile stabilire in cosa credano tutte. Però alcuni elementi in comune ci sono, e sono questi:
I rasta credono in Un unico vero Dio: I rasta credono in un Dio monoteista creatore dell’universo, chiamato Jah.
Propongono una vita retta, basata sull’amore, il rispetto e la fratellanza. Rifiutano l’avidità e il materialismo.
La natura, come accennavamo prima, ha un’importanza assoluta, sacra, in quanto opera dell’univo vero Dio, Jah.
Aldilà: I rasta credono che l’anima continui a vivere in eterno dopo la morte del corpo fisico.
Matrimonio: Il matrimonio e la famiglia hanno un grande prestigio nel rastafarianesimo e i rasta promuovono l’idea di crescere una famiglia felice e sana.
Il testo sacro di riferimento è ovviamente la bibbia, per alcuni gruppi rasta soprattutto il vecchio testamento.
È presente in questa religione un dualismo quasi manicheo che divide le forse opera ti nella natura in forze del bene e forze del male.Gli insegnamenti rasta sottolineano infatti l’importanza di Sion (o Zion) e Babilonia come due forze opposte che operano nel nostro mondo. Sion si riferisce all’Etiopia come patria spirituale caratterizzata da libertà, speranza e redenzione. Al contrario, Babilonia rappresenta il male, l’oppressione e il razzismo.
Un concetto fondamentale della fede rasta è quello di “Livity”: si tratta di uno stile di vita che tende all’amore e all’armonia con sé stessi, con la comunità e con la natura. Promuove una vita semplice, fatta di preghiera, attività fisica e sportiva, meditazione e, per alcune comunità, la predilezione per uno stile alimentare vegetariano basato su prodotti biologici coltivati localmente: questo alla luce del rispetto per il creato di cui sono sostenitori.
Le varietà di culto
Dicevamo che la religione rasta è un culto vario, con gruppi religiosi che si differenziano molto dagli altri, nonostante gli elementi in comune.
Tra questi distinguiamo essenzialmente tre correnti di pensieri:La prima è quella delle 12 tribù di Israele: il riferimento all’Antico Testamento è evidente. In questa corrente de rastafarianesimo, ogni tribù è caratterizzata da una nota musicale e da un colore proprio ed ha un dono unico da offrire alla comunità. Questa fazione pratica e predica l’importanza dell’amore e della fratellanza.
La seconda è quella Bobo Ashanti: è molto legata alle origini e quindi all’identità africana; è una corrente che dà valore alla disciplina e all’ordine; i membri indossano tipicamente un abito tradizionale che comprende una tunica.
Ultima corrente, la terza e più antica, è quella chiamata “Nyahbinghi”. Si concentra sugli insegnamenti di Marcus Garvey e fa ampio uso di tamburi e canti per il culto.
RAPPORTO TRA RASTAFARIANI E CRISTIANESIMO.
A differenza del cristianesimo e dell’ebraismo, i rastafariani interpretano la Bibbia a modo loro e rifiutano molti degli insegnamenti biblici dell’occidente. Ad esempio, molti seguaci di questa religione si considerano i veri israeliti e danno molta importanza al libro dell’Esodo come metafora dello spostamento di massa degli africani dal loro continente d’origine durante la tratta transatlantica degli schiavi.
I seguaci del rastafarianesimo hanno anche opinioni diverse su Gesù Cristo. Alcuni lo considerano un profeta nero che ha lottato contro l’oppressione, mentre altri rifiutano completamente la visione cristiana tradizionale di Gesù. I rasta considerano invece Hailé Selassié come una reincarnazione di Gesù Cristo e la personificazione di Jah (il nome rasta di Dio) sulla Terra.
I SIMBOLI DEI RASTAFARIANI
Vediamo adesso, per finire questo quadro pittoresco e interessante, tre curiosità che riguardano i rastafariani: i dreadlock, quella particolare acconciatura fatta di capelli tubolari; i colori del movimento rasta e l’uso della marjuana, detta “ganja”.Molti rasta portano lunghi dreadlock, quell’acconciatura fatta di capelli per lo più lunghi, con ciocche compattate tra loro tanto da formare dei tubolari: è la tipica acconciatura di Bob Marley.Più che una moda, si tratta di un importante simbolo della loro religione.I capelli, in sostanza, come tutte le cose create da Dio, sono considerati sacri. E I dreadlock, simili a radici, rappresentano le radici africane di molti rasta.
I colori del movimento rasta sono essenzialmente tre, che vediamo spesso nelle raffigurazioni del grande Bob Marely: sono il rosso, il giallo oro e il verde.
- Rosso: Questo colore rappresenta la forza vitale dei rasta e il sangue versato nella lotta per la liberazione;
- Giallo Oro: Questo colore indica la ricchezza dell’Africa ed il sole caldo che splende sopra questo continente.
- Verde: rappresenta primariamente la natura rigogliosa e sacra, quindi la Fertilità, agricoltura e la crescita. La natura corrisponde alla casa.
Terzo elemento, anche questo molto famoso, è l’uso della marjuana, chiamata “ganja” che ha tre significati:Uno è di tipo sacramentale: fumarla avvicinerebbe al dio Jah e aiuterebbe a riflettere meglio sulla loro vita e sul mondo;Secondo motivo: la “ganja”, in quanto sostanza naturale e non alterata chimicamente, favorisce l’armonia con la natura;Terzo motivo: si una la “ganja” per migliorare la propria meditazione personale e la qualità dei ragionamenti collettivi all’interno della comunità.
CONCLUSIONE
Oggi, si stima che oltre un milione di rasta pratichino questa religione in tutto il mondo, in Paesi come Giamaica, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Sud America e diverse nazioni africane.Ci sono altre fonti per cui si tratta invece 10.000.000 o 15.000.000 di fedeli.
Ovviamente la musica di Bob Marley ha influito moltissimo nella diffusione del movimento. Ha avuto anche un forte impatto politico quando – in nome della pace e dell’armonia professata da questo credo – nel 1978, durante un concerto reggae in Giamaica, Bob Marley ha promosso una stretta di mano tra due leader in lotta aperta tra loro, che avevano trasformato la Giamaica nel teatro di una Guerra Civile.
COSA IMPARIAMO SULL’ANTROPOLOGIA DELLE RELIGIONI
Anche da questa storia possiamo imparare molto e trarre conferma di alcuni principi che riguardano la nascita e la diffusione delle religioni.
Vediamo come i Rastafariani hanno reagito alla morte dei Hailé Selassié: in fondo per loro era il messia e Dio incarnato, quindi non deve essere stato affatto facile convincersi della morte del loro Dio. Nonostante lo stesso Selassié avesse dichiarato, nel 1967, di essere “soltanto un uomo mortale”, i suoi seguaci erano irremovibili. E quindi come reagirono?
Ecco, ne scopriremo delle belle e molto di quello che scopriremo è già accaduto circa duemila anni fa in Palestina.Alcuni rastafariani sono convinti che Hailé Selassié non sia morto davvero, in parte perché ritengono che Dio non possa morire, e in parte perché il corpo dell’ex imperatore non era stato trovato immediatamente dopo la morte, nel 1975.
Accadde però che i suoi resti furono rinvenuti nel 1992 in una tomba segreta sotto a quello che era stato il palazzo imperiale ad Addis Abeba. Eppure, c’è ancora chi dubita che fossero realmente i suoi, visto che non vennero mai svolti test del DNA.Anche per questi motivi la sua morte non è data per certa da alcuni rastafariani, che parlano solo di una sua “scomparsa” e continuano a credere in lui come a Dio. Insomma l’ennesima prova che la morte del proprio leader spesso è accompagnata da una qualche forma di rivivificazione, o di resurrezione.
Altri sostengono che solo con il tempo si potranno capire i motivi della sua dipartita, visto che secondo il loro modo di vedere Dio comunica attraverso gesti che per gli esseri umani spesso sono misteriosi. Quindi, la risposta c’è, tranquilli, ma la sa solo dio.
Secondo un’altra visione ancora, la “scomparsa” di Hailé Selassié mostrerebbe che Jah aveva occupato il suo corpo solo in via temporanea, e indicherebbe l’inizio di una nuova era in cui spetterebbe ai seguaci della religione continuare a diffonderne i principi.
Tutto, pur di non accettare la delusione di una propria credenza. È incredibile – ma nemmeno poi tanto – quanto il bisogno di certezze porti la volontà a compiere giravolte incredibili. Le stesse che vediamo nelle arrampicate teologiche del cristianesimo, fin dalle origini.
Altri elementi in comune? La commistione tra culture diverse che danno vita a religioni nuove: la cultura Africana mescolata a quella cristiana.La divinizzazione di desideri e aspirazioni di un popolo: il messia è africano perché è all’Africa che si aspira. La terra promessa, in questo caso, diventa il continente africano invece che la Palestina.
Qualche altra somiglianza: la diffusione della religione. Sappiamo che il messaggio rastafariano ha convertito migliaia di persone perché a diffonderlo è stato un leader carismatico, musicista e artista, cioè Bob Marley.
Ecco, possiamo dire che i convertiti ci sono stati per la verità del messaggio?
Probabilmente no. Piuttosto ci sono stati nella misura della potenza con cui il messaggio è stato trasmesso. Se Bob Marley non ci fosse stato, sarebbe stata minore la potenza del messaggio e minore sarebbe stata la sua diffusione.
Insomma, non c’è l’ affermazione di un credo perché quel credo è vero e gli altri sono falsi, ma l’affermazione è direttamente proporzionale alla potenza con cui posso trasmettere il messaggio.
In altre parole: non la spunta chi ha la verità, ma chi ha più potenza per far passere la propria opinione.









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