No, nazifascismo e comunismo non sono affatto la stessa cosa

24/04/2024 | Attualità, Blog, Cultura | 2 commenti

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Ci sono contesti, o momenti dell’anno, in cui questa questione si riapre: si sente dire che “tanto il fascismo e il comunismo sono la stessa cosa”, oppure “guarda che anche il comunismo ha ammazzato innocenti, pure di più del fascismo”. Quest’ultima frase può essere vera, la prima, che equipara i due fenomeni, assolutamente no.

La questione per esempio riaffiora in occasione del 25 aprile, quando dobbiamo fare i conti con il senso della Festa della Liberazione: chi fa questo inopportuno accostamento, nazifascismo e comunismo, di fatto afferma implicitamente un concetto sbagliatissimo, e cioè che l’antitesi al nazifascismo da cui fummo di fatto liberati sia il comunismo. Nulla di più sbagliato, perché le forze antifasciste solo in parte erano di matrice comunista e filosovietica.

Comunque, ancora oggi nelle trasmissioni televisive o persino nelle chiacchierate tra amici in pizzeria viene fuori questo discorso, in genere portato avanti dai simpatizzanti del Ventennio, dai filofascisti, che cercano in qualche modo o di giustificare la loro appartenenza sostenendo che “se non siamo stati buoni noi non lo siete stati nemmeno voi”, oppure addirittura di riabilitare la loro parte politica, secondo loro ingiustamente condannata dalla storia.

Cominciamo perciò con il ribadire una tesi di fondo già accennata: il nazifascismo e il comunismo non sono affatto la stessa cosa, e sostenerlo vuol dire affermare un falso storico. Questo non vuol dire che entrambi non si siano macchiati di atroci crimini, di massacri di innocenti, di sofferenza e terrore ai danni della povera gente: è vero tanto per il nazifascismo quanto per il comunismo. Eppure, nonostante questo, i due fenomeni non sono sovrapponibili perché presentano delle differenze notevoli.

Non servirebbe farlo, e non ha alcuna importanza per il nostro discorso, ma ci tengo non solo a specificare che non ho mai simpatizzato con i governi comunisti che ci sono stati nella storia, ma anche a ribadire il mio assoluto antifascismo.

Eppure, se guardiamo agli eventi, alle ideologie e alla storia dei due fenomeni, non possiamo affermare che siano la stessa cosa.

Certo ci sono somiglianze, che vediamo, per poi vedere anche le notevoli differenze.

Il nazifascismo va al potere come partito unico, che elimina dal panorama politico sia gli altri partiti sia le varie forme di dissenso. E questo vale anche per molti Stati in cui il comunismo è andato al potere.

Nella storia del Novecento, che è stata una storia di grandi speranze, di grandi entusiasmi e di terribili atrocità, ci sono state atrocità commesse in nome del nazismo e del fascismo e anche atrocità commesse in nome del comunismo.

Certo, ci sono state anche atrocità commesse in nome della democrazia, lo sappiamo bene, ma nessuno si sognerebbe mai di sovrapporre le democrazie alle dittature. E dunque, allo stesso modo, in nome delle atrocità commesse e delle dittature sanguinarie perpetrate, non è giusto sovrapporre nazifascismo e comunismo.

Cominciamo però a vedere le differenze tra i due fenomeni, tralasciando volutamente che di differenze ce ne sono anche tra fascismo e nazismo, ma magari ne parleremo altrove.

E dunque, il fascismo si sviluppa più o meno nell’arco di un ventennio: prende il potere con la forza, lo esercita con la prepotenza e in modo dittatoriale, elimina il dissenso e viene poi sconfitto dalla storia nel 1945, quando termina definitivamente. Se non altro come esperienza politica organizzata e attiva.

Il Nazismo prende il potere tra il 33 e il 34, non con un colpo di Stato perché viene votato dai tedeschi, e poi assume i connotati di un totalitarismo perfetto, che si sostanzia con la dittatura, l’eliminazione del dissenso e – come il fascismo – anche il nazismo, come forma di governo, muore con la morte del suo leader nel 1945.

Entrambi, fascismo e nazismo, sono impersonificati – e questo è un punto importante – con la figura del leader: questo vuol dire che non esiste fascismo senza Benito Mussolini e non esiste nazismo senza Adolf Hitler. E difatti non può esistere una persona che si dichiari fascista e che allo stesso tempo disprezzi o non si riconosca in Mussolini, e non può esistere un nazista che contemporaneamente disprezzi o non si riconosca in Hitler. Il fascismo e il nazismo sono, rispettivamente, Mussoliniani e Hitleriani. Su questo penso si possa concordare.

Ora, quanto al comunismo, possiamo anche solo lontanamente affermare la stessa cosa? Assolutamente no. Il comunismo ha una parabola ideologica e filosofica di 150 anni, un tempo enorme a confronto con il ventennio circa del nazifascismo. Il comunismo ha avuto mille sfaccettature: dalle dittature sanguinarie che hanno fatto disastri e hanno perpetrato orrori, a lotte legittime di operai che rivendicavano condizioni di vita e di lavoro migliori, a partiti comunisti che hanno partecipato alla vita democratica dei loro Paesi.

Se pensiamo all’Italia, la nostra Costituzione, a partire dall’articolo 1, porta il timbro di forze comuniste che, ad un certo punto della nostra storia, hanno agito nell’alveo delle istituzioni democratiche.

E dunque, anche se il comunismo è stato anche Stalin, con tutti i suoi orrori e le sue atrocità, non è certo possibile – se facciamo un’analisi storica corretta – ritenere l’operaio e il bracciante di fine Ottocento responsabile delle purghe staliniane in Unione Sovietica. Il comunismo è stato orrore in buona parte dei Paesi dove ha governato, ma è stato anche molto altro.

Il comunismo parte dalle ingiustizie sociali, dalle oppressioni del più forte sul più debole, dalle fabbriche dove venivano sfruttati uomini, donne e bambini. È nato rivendicando maggiore giustizia sociale, migliori condizioni di lavoro, tutele per i lavoratori che cntribuivano, e contribuiscono, alla ricchezza delle nazioni e a quella del datore di lavoro.

Non possiamo sostenere che una tale matrice ideologica sia la medesima di quella del nazismo, per esempio, che nel Mein Kumpf di Hitler aveva la sua base ideologica e secondo la quale il potere andava preso con la forza, secondo cui era giusto che nella società ci fossero oppressori ed oppressi, e che taluni degli oppressi – ebrei, zingari, omosessuali, slavi, malati – andassero persino sterminati.

È impossibile non notare delle differenze di fondo fondamentali. Certo, è possibile anche ritenere l’egualitarismo pacifista comunista un’utopia, e magari lo è, o persino considerarlo contro la natura delle cose, è legittimo, ma certo non possiamo paragonarlo a chi faceva della supremazia della razza e lo sterminio sistematico del diverso una bandiera costitutiva della propria identità politica.

Non possiamo certo non notare che partiti di matrice ideologica marxista hanno poi preso parte alla vita politica europea e mondiale in modo costruttivo: all’interno della nostra legislazione sociale ci sono diritti che provengono da istante socialiste e comuniste, da partiti di ispirazione marxista che hanno partecipato appieno alla vita democratica del nostro Paese.

Sono stati sempre all’opposizione – forse potremmo anche dire “per fortuna” – ma hanno animato in modo costruttivo la nostra vita democratica. Nilde Iotti, per esempio, è stata Presidente della Camera, terza carica dello Stato, e ci sono leggi di ispirazione marxista nella scuola, nella pubblica amministrazione, nell’inclusione a tutti i livelli, nella cultura della pace e del ripudio della guerra, nella tutela del lavoratore.

Oggi, anche un lavoratore che si dichiarasse filo fascista – o uno come me, assolutamente antifascista e che non si dichiara affatto filo comunista – non può non riconoscere che forme di tutela del lavoro, diritti specifici, vengono da quel movimento politico – il comunismo appunto – che sì, ha commesso atrocità, non ci piove, che sì, spesso ha provocato disastri assoluti là dove ha governato, ma che parte da una matrice che nulla ha a che vedere con quella del nazifascismo: il desiderio di mettere insieme gli oppressi, gli sfruttati, i vessati, gli ultimi, per proporre su questa terra – senza sperare in una presunta ricompensa in un incerto aldilà – migliori condizioni di vita e maggiore giustizia sociale.

E forse – da democratici contemporanei – tra chi aveva la sua identità costitutiva nell’eliminazione del dissenso, nella conquista dell’Abissinia e nella sottomissione della faccetta nera, nella supremazia della propria razza sulle altre meritevoli di sterminio …  e chi si aggregava per evitare soprusi, umiliazioni, sfruttamenti in fabbrica o nei campi, fame e disperazione sperando in un mondo migliore, ecco, forse qualche differenza possiamo trovarla e vederla tutti con un po’ di buonsenso.

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2 Commenti

  1. Anonimo

    Articolo interamente condivisibile che sollecita la riflessione:

    poste le dovute differenze ideologiche di fondo fra nazi/fascismo e comunismo, per quanto entrambi fondati su uno schema dialettico inclusivo e organicistico che svilisce la parte per affermare “l’intero”, ritengo che in Italia si sia affermato un forte e vero sentire “comunista” grazie all’umanizzazione marxista del pensiero di Gramsci e dell’intero gruppo degli ordinovisti che seppero usare la cultura come arma privilegiata insieme ad una grande capacità di decodifica della realtà circostante, laddove in altri paesi, pur ispirati alle stesse istanze e speranze egualitarie, si fece uso della violenza, del terrore e della repressione rinunciando ad ogni forma di educazione o egemonia culturale.

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