
QUI, O IN FONDO, TROVI IL VIDEO CORRELATO ALL’ARTICOLO
È di questi giorni il dibattito su una proposta di legge del Governo Meloni che prevede l’ingresso delle associazioni pro-vita all’interno dei consultori, consultori che consistono in un servizio socio-sanitario territoriale erogato dalla ASL e che hanno lo scopo di intervenire in sostegno e a tutela della salute della famiglia o del singolo individuo.
La proposta di inserire le associazioni pro-vita all’interno di questi consultori ha ovviamente l’intento di scoraggiare l’aborto. E perché, dunque, ci sono movimenti, ideologie, chiese e semplici persone con la loro opinione, che vogliono scoraggiare la pratica dell’aborto? Perché si reputa che eliminando un embrione si elimini di fatto un essere umano.
E ci troviamo perciò alla questione centrale: l’aborto consiste o no nell’uccisione di un essere umano? L’embrione è o non è un essere umano? Ovviamente rispondere affermativamente o negativamente a queste domande cambia tutto: se l’embrione non è un essere umano, allora l’aborto può essere consentito, perché in un’ottica antropocentrica posso ammazzare tutto, animali e vegetali, meno che gli esseri umani; se invece l’embrione è un essere umano, la questione non si pone, perché si tratta di un omicidio condannato da tutti gli stati civili, occidentali e non occidentali.
Ecco, premessa la delicatezza dell’argomento, premesso che su una questione del genere non è giusto fare tifo da stadio, premesso il massimo rispetto per entrambe le posizioni, proviamo a ragionare su questo quesito di base: l’embrione, cioè quella cellula che scaturisce dall’unione di un ovulo e di uno spermatozoo, è o non è un essere umano?
In questo articolo parleremo solo di questo, lasciando tutte le altre questioni aperte e rinviando ad altri interventi per approfondire l’argomento da altri punti di vista.
Difatti su questo tema si può discutere anche dal punto di vista biologico e medico, per esempio, ma non lo faremo qui, perché non è questo il contesto e perché per farlo occorrerebbero altre figure più competenti.
Invece possiamo affrontare il discorso dal punto di vista filosofico e logico, con l’aiuto di Aristotele, per iniziare, e seguendo il discorso di Emanuele Severino, che porta le premesse aristoteliche alle estreme conseguenze: una buona parte dei contenuti è presa e rielaborata dal libro di Severino “Nascere. E altri problemi della coscienza religiosa”.
Il nostro discorso può prendere le mosse dai concetti aristotelici di “potenza ed atto”: nessuno si spaventi perché cercherò di essere il più chiaro possibile.
Dunque, per Aristotele le cose “divengono”, cioè al trascorrere del tempo mutano, cambiano: per esempio il ragazzo diventa adulto, l’adulto diventa anziano. L’uomo prende il posto del ragazzo, che scompare, e l’anziano prende il posto dell’adulto, che scompare a sua volta.
Altro esempio: l’uovo diventa pollo. Al momento in cui è pollo, l’uovo non ci sarà più. Questo è il “divenire” delle cose. Nel linguaggio Aristotelico, l’uovo, quando non è ancora pulcino, è un uovo “in atto”, ma è, attenzione, un pollo “in potenza”. Significa che, rispetto al consueto processo del divenire, quell’uovo può diventare un pollo. Parola chiave “può”.

Altro esempio: la ghianda è una ghianda “in atto”, ma è una quercia “in potenza”: vuol dire che la ghianda “potenzialmente” può diventare una quercia.
Il grano è “grano in atto” e “pasta Barilla in potenza”.
Fin qui abbiamo citato il grande filosofo greco Aristotele, che, come sappiamo, viene adottato, ancora oggi in modo massiccio, dal pensiero ecclesiastico, detto “tomismo”, e di altre confessioni cristiane, come anche, spesso, dal generale senso comune.
Veniamo però al passaggio ulteriore.
Quando i cattolici, ma non solo loro, sostengono che l’embrione sia un “esser-già-uomo”, sostengono che – ormai dovremmo capirci sulla terminologia – si tratta un “esser-già-uomo” in potenza. Per questo sarebbe un omicidio.
Il punto è che lo stesso Aristotele afferma che “ciò che è in potenza è in potenza gli opposti”. Questo significa che – e qui inizio la citazione del grande Emanuele Severino – se l’embrione può diventare un uomo in atto (la parola chiave è sempre “può”), allora, proprio perché lo può – e quindi non deve diventarlo ineluttabilmente e per forza – può anche diventare un non-uomo, cioè, detto più semplicemente qualcosa che uomo non è. Per esempio, in caso di aborto spontaneo quell’embrione non diventerà certamente un uomo, come un uovo non diventerà necessariamente un pollo né una ghianda una quercia.
A questo punto ci si trova di fronte ad una contraddizione logica, che prima diciamo in modo rigoroso, e poi esemplifichiamo in modo più semplice. Ebbene, da quanto detto viene fuori che l’embrione è sia in potenza “uomo” che, proprio perché è “in potenza” e non “in atto”, anche “non uomo”. E come potrebbe essere qualcosa sia sé stesso che il contrario di sé stesso?
Sappiamo infatti che un uomo autentico è solamente uomo e non “uomo” e, insieme, “non uomo”; allo stesso modo il colore rosso è rosso e basta, e non insieme “rosso” e “non rosso”. Come sarebbe difatti un coloro “rosso-non rosso”?
Scrive magistralmente Severino, e poi passiamo a delle esemplificazioni ulteriori: “L’autentico esser uomo non è pertanto “contenuto” nell’unità potenziale dell’esser-uomo e del non-esser-uomo: così come lo scapolo non è contenuto nell’”ammogliato”. Non essendo l’uomo “contenuto” nell’embrione, non si può quindi dire che sopprimendo l’embrione si uccide l’uomo“.

Allo steso modo, uno stato che avesse dei vantaggi fiscali per gli uomini ammogliati, non potrebbe concederli anche agli scapoli perché sono uomini “ammogliati in potenza”.
Per semplificare quanto detto finora, possiamo tornare a due esempi fatti in precedenza: quando mangiamo un uovo “in atto”, possiamo dire di aver mangiato un pollo solo perché quell’uovo era un “pollo in potenza”? Probabilmente no.
Allo stesso modo, se camminando per la campagna calpestassi delle ghiande, persino quelle che hanno già iniziato a mettere radici nel terreno, che so, venti o trenta ghiande, la Forestale potrebbe incarcerarmi con l’accusa di aver distrutto venti o trenta querce, sostenendo che quelle erano querce in potenza?
Direi di no, altrimenti finiremmo tutti in carcere, compresi i forestali.
Dunque, proprio perché affermiamo che l’embrione è un essere umano in potenza, stiamo di fatto dicendo anche che quell’embrione “in atto” non lo è affatto un essere umano! E dunque è assolutamente lecito sostenere che la soppressione dell’embrione – rispetto a questo discorso – non è un omicidio.
Qui, si badi bene, non si sta affatto dicendo che l’aborto è giusto o non è giusto. Stiamo invece soltanto mostrando che una argomentazione per la quale l’aborto sarebbe un omicidio perché l’embrione sarebbe un essere umano, non regge, non sta in piedi.
Ci sono altre questioni, senza dubbio, di natura biologica, medica, etica – a seconda dei valori a cui si aderisce e del modo in cui si considera l’essere umano, e qui il discorso sull’aborto diventa davvero molto più delicato e complesso.
Possono quindi senz’altro esserci altri argomenti pro o contro l’aborto, ma con la filosofia aristotelica – e credo anche con il buonsenso – non è possibile affatto affermare che l’embrione sia un uomo.










0 commenti