
L’inferno: argomento affascinante, per alcuni pauroso. È un luogo dell’oltretomba che ormai fa parte del nostro immaginario collettivo, ma che non tutti considerano allo stesso modo.
Quello che ci interessa in questo video, però, è un aspetto particolare di questa questione: l’inferno, così come lo definisce la chiesa cattolica, possiamo considerarlo giusto, ragionevole, degno di un Dio?
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Per rispondere a questa domanda seguiremo un percorso in tre punti:
- Come il Catechismo della Chiesa cattolica definisce, adesso e qualche anno fa, l’Inferno;
- Come i mistici hanno descritto l’Inferno;
- Perché l’inferno è incostituzionale (e quindi, come immediata conseguenza, capiamo che non si possono accettare i valori della costituzione e contemporaneamente quelli della giustizia divina)
Catechismo di san pio x
II. DIO PROVVEDE – PREMIA – CASTIGA
Il catechismo di san Pio X, che è stato in vigore fino al 1992 (non nel medioevo, io avevo 12 anni), alla domanda “Che cos’è l’inferno?”, rispondeva così.
“L’inferno è il patimento eterno della privazione di Dio, nostra felicità, e del fuoco, con ogni altro male senza alcun bene.”
Il Catechismo attuale, al punto 1035, dice che “La Chiesa nel suo insegnamento afferma l’esistenza dell’inferno e la sua eternità. Le anime di coloro che muoiono in stato di peccato mortale, dopo la morte discendono immediatamente negli inferi, dove subiscono le pene dell’inferno, «il fuoco eterno». La parola chiave qui, per il discorso che ci interessa, è “eterno”.
Sempre il Catechismo specifica poi che “perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: «È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso».”
La materia grave è precisata dai dieci comandamenti, secondo la risposta di Gesù al giovane ricco: «Non uccidere, non commettere adulterio, non rubare, non dire falsa testimonianza, non frodare, onora il padre e la madre»
Anche se il catechismo parla di “Fuoco eterno” ci tiene a precisare che “La pena principale dell’inferno consiste nella separazione eterna da Dio, nel quale soltanto l’uomo può avere la vita e la felicità per le quali è stato creato e alle quali aspira.” Questa è la principale, il fuoco eterno è la secondaria. Punti di vista, ma non credo che questa classifica possa essere condivisa da tutti.
Insomma: non rispettare i comandamenti è la materia grave di un peccato, e la materia grave, insieme alla consapevolezza piena e al consenso, è il biglietto di sola andata per l’Inferno.

Mentre il Catechismo, sulla fisionomia di questo luogo dell’oltretomba, è poco preciso, a darcene una descrizione dettagliata ci pensano alcuni mistici e santi cattolici.
Per santa Maria Faustina Kowalska, tra le varie pene dell’Inferno c’è “il fuoco che penetra l’anima, ma non l’annienta; è una pena terribile: è un fuoco puramente spirituale, acceso dall’ira di Dio. La quinta pena è l’oscurità continua, un orribile soffocante fetore”.
Secondo la beata Caterina Emmerick: “All’inferno si sprofondano cavernose prigioni, si estendono orrendi deserti, laghi smisurati rigurgitanti di mostri paurosi, orribili.”
Santa Teresa d’Avila, invece, descrive l’Inferno così: “Il suolo, una melma piena di sudiciume e di un odore pestilenziale in cui si muoveva una quantità di rettili schifosi. Nella parete di fondo vi era una cavità come di un armadietto incassato nel muro, dove mi sentii rinchiudere in un spazio assai ristretto”.
Ai mistici ribatte Papa Francesco, che il 25 novembre 2016 ha dichiarato: “L‘inferno non è una sala di tortura. Consiste nell’essere lontani per sempre dal Dio che dà la felicità”.
Viene da chiedersi: chi ha ragione, il Papa o i mistici? Se ha ragione il papa dovrebbe quantomeno sconfessare i mistici che abbiamo citato e dichiarare che hanno delirato. Invece no, queste visioni coesistono.
Ma, ancora, chi ha ragione Papa Francesco o papa Pio X, secondo cui l’inferno è il patimento “del fuoco, con ogni altro male senza alcun bene”? A meno che papa Francesco non consideri una tortura il bruciare in eterno tra le fiamme con ogni altro male.
Ma poi, se ha ragione il papa attualmente in carica, chi ci assicura che tra qualche decennio non arrivi un altro papa con una teoria diversa che sostituirà quella di Francesco, proprio come quella di Francesco ha sostituito quella di PIO X?
Ma il punto non è questo. Il punto è la natura della pena.
Cosa c’è che non va in questa visione dell’aldilà, dell’eternità e della giustizia?
E passiamo al punto più importante del nostro discorso.
Sul canale youtube associato a questo sito, su questioni legate al cristianesimo, ho avuto il piacere di intervistare, in due occasioni, Edoardo Lombardi Vallauri, professore di linguistica all’università Roma 3. In questa occasione, invece, vi parlo di Luigi Lombardi Vallauri, il padre di Edoardo, e delle sue osservazioni sull’inferno.
Luigi lombardi Vallauri cresce all’interno di una famiglia cattolicissima: lo zio, Riccardo Lombardi, gesuita, era conosciuto come “il microfono di Dio” per via della sua marcata presenza mediatica; un cugino, Federico, sacerdote, è stato direttore di Radio Vaticana. In questa famiglia cattolicissima, Luigi Lombardi Vallauri fu sul punto di diventare un gesuita (scelta che fece invece il fratello), ma, oltre a mettere su una numerosa famiglia, si dedicò poi allo studio e all’insegnamento della filosofia del diritto alla Statale di Firenze a alla Cattolica di Milano. La sua fede non aveva alcun cedimento e fu anche impegnato nell’appassionata difesa, in giro per l’ Europa, di molte posizioni cattoliche in campo etico.
Intorno ai cinquant’anni, però, lo studioso e accademico iniziò a maturare delle critiche serrate al cattolicesimo, che, per onestà intellettuale, decise di esternare pubblicamente.
La reazione del Vaticano non si è fatta attendere. Scriveva Augusto Cavadi su Repubblica, nel febbraio del 2003, che il Vaticano, nei confronti di Vallauri “pur senza addebiti teologici precisati né garanzie procedurali, ha chiesto e ottenuto il suo licenziamento dall’ Università milanese del Sacro Cuore”.
Il caso fece scalpore a livello nazionale, e furono in tanti a chiedersi cosa avesse mai detto o pensato di così grave il professore per meritare una reazione tanto netta e violenta da parte delle autorità ecclesiastiche.

In tutta risposta il prof. Vallauri decise di mettere per iscritto il suo pensiero, e lo fece in un libro dal titolo “Nera luce. Saggio su cattolicesimo e apofatismo”. Di questo libro è molto interessante la prima parte in cui l’autore sostiene che i dogmi cattolici fondamentali del peccato, della necessità dei sacramenti per la salvezza, della perdizione eterna dei non cattolici, dell’inferno, sono incompatibili con la filosofia della giustizia e con la “religione civile” dei diritti umani. Ma anche il magistero etico e politico dei papi resiste malissimo alla critica razionale. Crolla il mito dell’infallibilità dei papi in materia di fede e di costumi.
Ma è appunto la questione sull’inferno che qui ci interessa.
Lombardi Vallauri si chiede – rispondendo negativamente – se la dottrina dogmatica cattolica sull’ Inferno sia compatibile con la moderna coscienza giuridica, espressa ad esempio nella Costituzione italiana. In altre parole: i valori costituzionali sono gli stessi previsti dal magistero della chiesa cattolica? La risposta è no. E alla luce di questa risposta negativa, come può un cattolico conciliare due valori opposti? Se ritiene giusti quelli di Dio, espressi dalla Chiesa, non può ritenere giusta la Costituzione. All’inverso, se apprezza i valori democratici della Costituzione non può ammettere quelli del magistero ecclesiastico.
E quali sono, quindi, questi principi inconciliabili? Il ragionamento di Lombardi Vallauri, in sintesi, è questo:
Abbiamo visto poco fa che l’ uomo è capace di peccati «mortali», cioè di peccati che comportano, per lui, la pena infinita ed eterna della privazione di Dio in maniera definitiva, irreversibile.
Già questo principio, secondo il professor Vallauri, è di una violenza ormai inammissibile: che proporzione ci sarebbe, se ciò fosse davvero così, fra la limitatezza dei nostri reati e l’ illimitatezza della pena che viene inflitta? Come può un Dio di misericordia, che in Cristo chiede all’ uomo di «perdonare non sette volte, ma sette volte sette», minacciare delle punizioni così inesorabili?
In altre parole il punto è questo: come è possibile che vi sia una punizione eterna a fronte di un peccato circoscritto in un tempo limitato? Non si pecca in eterno, si pecca per un determinato periodo di tempo, quando invece la pena inferna è eterna.
Non solo: da circa due secoli i valori dei nostri ordinamenti giuridici, di quelli occidentali almeno, concepiscono la pena per qualsiasi reato come rieducativa e riabilitativa. La pena, quindi, non è semplicemente punitiva, ma consiste in un progressivo reinserimento nel mondo dopo un percorso personale di riabilitazione.
E quindi quale valore redentivo, rieducativo, avrebbe una pena – come quella dell’inferno – senza prospettiva di conclusione?
Continua ancora l’articolo di Repubblica che vi ho citato prima e che vi indico nelle note:
“Si scopre così che, in vari momenti della sua storia, la Chiesa ha insegnato (senza mai correggersi esplicitamente su questi punti e senza dichiarare sinceramente e semplicemente di essersi sbagliata) che l’Inferno attende «tutti i concepiti di donna che abbiano vissuto col solo peccato originale», in pratica «tutti gli embrioni, feti, neonati e bambini vissuti senza raggiungere l’ età della ragione» nonché quegli adulti che, pur «vissuti santamente», non abbiano ricevuto il battesimo.
A parte che per il «peccato originale», si sarebbe destinati all’ Inferno anche per tutta una serie di peccati «personali» tra i quali il non andare a messa la domenica, il non digiunare nei giorni prescritti, l’ esercizio dell’ autoerotismo, i rapporti sessuali con una donna nubile o sposata ad altri (anzi, secondo un certo documento ecclesiastico, anche baciarla ossia senza rischio di escalation e di orgasmo»), e perfino «l’ aiutare il padrone a scalare la finestra della donna illecitamente amata». Anche se oggi teologi e preti si guardano bene dal ricordare e applicare queste vecchie direttive ecclesiastiche, la dottrina dell’Inferno resta.”
Lombardi Vallauri aggiunge anche una considerazione radicale sostenendo che la pena infernale eterna, se anche dovesse valere solo per casi realmente seri, anzi tragici, come i responsabili di genocidi o gli stupratori di bambini, resterebbe moralmente ripugnante.
Dice a questo proposito, parole sue: «l’Inferno, come condanna a morte eterna, cumula i problemi di giuridicità sollevati dall’ergastolo e dalla pena di morte: una morte a vita, senza pedagogia di riscatto, per sempre. In base alle considerazioni fin qui svolte, sembra lecito concludere nel senso della antigiuridicità estrema, forse insuperabile, dell’ Inferno».










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