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In questo primo articolo introdurrò un filosofo davvero straordinario, con idee originali sicuramente per il suo tempo, ma valide ancora oggi. In un articolo successivo, invece, approfondiremo nel dettaglio la sua idea di Dio, di cui qui inizieremo a parlare.
Credo sia importante conoscere i filosofi, sia perché ci aiutano a pensare, a riflettere, sia perché può capitare di riconoscere pensieri che noi stessi abbiamo avuto nella loro speculazione. Il punto è che nei filosofi i pensieri li troviamo sistematizzati, approfonditi, scavati, e questo non può che farci bene e aiutarci nella nostra crescita.
Per esempio, nel caso di Spinoza, credo che in molti abbiano pensato, e anche oggi pensino, a Dio come lui stesso ha fatto circa 400 anni fa. Quindi non ci resta che iniziare a scoprire questo gigante del pensiero.
Spinoza è uno dei filosofi più affascinanti dell’età moderna. Chi volesse camminare sulle sue orme può visitare Amsterdam, ed altre città dei Paesi Bassi per vedere i luoghi dove è cresciuto, dove ha vissuto e, ovviamente, dove ha scritto le sue opere.
Baruch Spinoza – il nome italianizzato è Benedetto Spinoza – è stato un filosofo del XVII secolo, che è nato e ha trascorso tutta la sua vita, appunto, nei Paesi Bassi. Proveniva da una famiglia ebrea sefardita, fuggita anni prima dalla Penisola Iberica: Spinoza quindi cresce nella comunità ebraica sefardita di Amsterdam, in una città, e in una nazione, tra le più liberali di quel tempo. Fortuna per lui.
La città aveva una popolazione ebraica piuttosto numerosa, con una sinagoga sorprendentemente grande in cui la congregazione si riuniva per il culto religioso. Questa sinagoga, nota come sinagoga portoghese, esiste ancora oggi e può essere visitata.
La struttura dell’edificio è cambiata molto poco dall’epoca di Spinoza: ancora oggi al suo interno non c’è elettricità, e difatti viene illuminata con la luce solare e, di notte, da circa mille candele in candelabri di ottone.
Visitarla – e io ho avuto il piacere di farlo – è davvero suggestivo, perché, con un po’ di immaginazione, possiamo rivivere nello stesso ambiente, grosso modo, che ha frequentato Baruch Spinoza; probabilmente sempre in questo posto i rabbini capi della sinagoga hanno preso la decisione fatale nei suoi confronti: la sua espulsione.

In effetti le idee di Spinoza mettevano davvero in difficoltà i leader ebraici – ma anche i cattolici e protestanti – dei Paesi Bassi di quel tempo. I motivi precisi della sua espulsione e del suo esilio non sono noti in modo certo, ma gli studiosi sostengono che probabilmente ci entrasse proprio il suo pensiero filosofico. Di sicuro l’esperienza dell’esilio, per lui e per la sua famiglia, sarà dura.
Lasciò la sua città natale di Amsterdam e trascorse il resto della sua vita in altre parti dell’Olanda, dove avrebbe continuato a sviluppare la sua filosofia originale e dirompente.
Ha vissuto per un po’ in una casa a Rijnsburg, vicino a Leida, prima di trasferirsi all’Aia negli ultimi anni di vita, poco prima della sua morte, che avvenne nel 1677, ad appena 44 anni.
Entrambe queste case sono luoghi visitabili (purtroppo queste non le ho viste personalmente). Si può ammirare la sua biblioteca nella casa di Rijnsburg, che è stata ricostruita con la sua effettiva collezione di libri e persino con edizioni dell’epoca. È davvero affascinante vedere che tipo di libri aveva nella sua biblioteca, perché si trattava dei libri che avevano ispirato le sue idee e i suoi pensieri.
Spinoza è noto in particolare per due opere filosofiche. Innanzitutto, il Trattato teologico-politico, pubblicato anonimamente nel 1670, un’opera che alcuni – cioè ovviamente i detrattori del filosofo – hanno definito un “libro forgiato nell’Inferno”; la seconda opera, il suo capolavoro, è l’Etica, pubblicata dopo la sua morte nel 1677.
Soprattutto in queste opere, scritte nelle sue case umili a Rijnsburg e all’Aia, presenta il succo delle sue idee audaci.
Spinoza è famoso anche per le sue prospettive su Dio e sulla metafisica. In questa sede le vedremo in modo sintetico, ma in un articolo successivo approfondiremo la questione. Ecco, se vi interessa magari fatemelo sapere nei commenti così saprò regolarmi. Se non interessa a nessuno eviterò di farlo o lo rimanderò più in là.
La frase celebre che sintetizza la filosofia di Spinoza rispetto a Dio è questa: “Deus sive Natura”, che tradotto dal latino vuol dire“Dio, ovvero la natura”. Possiamo quindi già intuire perché Spinoza passò nella vita un sacco di guai con le autorità religiose.
Insomma, per Spinoza, Dio e la natura sono la stessa cosa: questo significa che tutto è in qualche modo parte di Dio o, come lui stesso dice, tutte le cose sono “modi” di Dio o della sostanza. Gli alberi, la penna con cui scrivo, gli stessi esseri umani e gli animali sono “modi” della sostanza, quindi “modi” di Dio. Gli esseri umani, quindi, sono Dio, in quanto modi di Dio.
Ma sono modi di Dio anche i cani, i gatti, gli ippopotami, i batteri e le foglie secche nei boschi.
Per questo pensiero è stato spesso etichettato come panteista, parola che significa appunto “tutto Dio”, Pan sta per “tutto” e “Teista, teismo” sta per “Dio”: quindi tutto è Dio. L’idea, quindi, semplicemente è che tutto è Dio, che tutto è parte di Dio.
A ben vedere, questa concezione della divinità non era unica o originalissima. Molti filosofi e teologi del passato avevano detto cose simili, ma Spinoza era un forte razionalista, ispirato da pensatori precedenti come Descartes, cioè Cartesio, e rifiutava decisamente elementi religiosi come i miracoli e qualsiasi concezione personale di Dio.
Credeva in Dio come l’unica sostanza della realtà, identica in qualche modo alla natura, e quindi non in un Dio come essere personale, con un suo pensiero o con una sua volontà, o che potesse rispondere alle preghiere o compiere miracoli.
Questo ovviamente ha un impatto significativo anche nel modo di considerare le Scritture, la religione e lo Stato.
Come fervente razionalista, Spinoza non può accettare molte delle storie della Bibbia come vere cronache storiche. A questo proposito viene da dire: ci era arrivato lui 400 anni fa, e non ci arrivano ancora oggi torme di fedeli.
Per lui, la Bibbia non può favorire la vera conoscenza intellettuale. La Scrittura è principalmente un messaggio etico, ma non parola ispirata dalla divinità.
Spinoza sostiene che la Bibbia sia stata composta per un vasto pubblico, con l’obiettivo di raggiungere più persone possibili, poco istruite, di scarsa cultura; di conseguenza, presenta racconti fantastici e storie miracolose comprensibili dall’uomo comune di quei tempi, ma non certo rivelatrici di verità ultime: piuttosto sono storie metaforiche utili per far passare un messaggio morale.
Per il filosofo, quindi, è chiaro che queste storie devono essere lette in senso metaforico o allegorico, eliminando ogni superstizione legata ad una qualsiasi interpretazione letterale: superstizioni che lui vede come pericolose per la ricerca della verità, per la libertà individuale e collettiva delle persone.
Il messaggio che la Scrittura trasmette non può rivelare questioni soprannaturali, poiché è un messaggio incoerente e superstizioso. Si tratta però di un messaggio essenzialmente etico: amare il prossimo è il nucleo di un comportamento etico da coltivare.
Spinoza rifiuta il dogmatismo e il modo in cui la Chiesa e le istituzioni religiose rivendicano la presunta sovranità sulla verità; separa chiaramente la fede dalla ragione: la religione si occupa di etica e morale, la filosofia si occupa di verità e conoscenza.
La Scrittura, come la Bibbia, non contiene alcuna conoscenza metafisica come tale; solo la filosofia può giungere a verità intellettuali, e questo lo porta al suo messaggio politico molto forte, che è ancora oggi rilevante e attualissimo. Questo rende Spinoza un gigante della filosofia.
In sostanza, enfatizza fortemente la libertà di filosofare, la libertà di pensiero e di espressione, così come la libertà di religione. Parla persino di democrazia e la loda come la migliore opzione politica.
Dice Spinoza, testualmente: “La libertà è necessaria prima di tutto per far avanzare la scienza e le arti, poiché tali attività sono coltivate con successo e felicità solo da coloro che hanno un giudizio libero e non condizionato“.
Spinoza è quindi veramente uno dei filosofi più importanti della storia e certamente dell’età moderna, uno che ha avuto un impatto significativo sul nostro mondo. Il suo razionalismo, e l’accento sulla tolleranza e sulla libertà umana nella società, lo rendono una sorta di precursore del liberalismo come lo conosciamo oggi, così come un precursore del pensiero contemporaneo in generale.
Mentre la comunità ebraica di Amsterdam mantiene ancora in vigore la sentenza di esilio, la città e il paese sono oggi orgogliosi di aver dato i natali a Spinoza.
Le sue idee panteistiche, per cui tutto il mondo è una sola Unità che è Dio, o sostanza, o natura, possono essere ispiratrici anche oggi, e difatti lo sono.

Oggi, chi non trova nelle religioni tradizionali una risposta intellettuale adeguata, può abbracciare convinzioni simili a quelle che Spinoza aveva pensato quattrosecoli fa, a costo di rimetterci personalmente con l’esilio e la marginalizzazione.
Allo stesso modo è profetica anche la sua lettura razionalistica della Scrittura, che prenderà piede in modo sistematico circa un secolo dopo di lui; è stata profetica la forte enfasi sulla libertà di pensiero e la preferenza della democrazia come miglior sistema politico.
Nella città di Amsterdam c’è una maestosa statua di Spinoza, vicino al vecchio quartiere ebraico e alla sinagoga dove è cresciuto. In modo simbolico, ma direi anche poetico, è posizionata in modo tale che quando il sindaco della città guarda fuori dalla sua finestra vede la statua di bronzo e, forse è ancora più importante, può leggere le parole scritte sul monumento, che sono queste: “Lo scopo dello Stato è la libertà“, racchiudendo il messaggio e l’importanza di Baruch Spinoza e della sua filosofia.










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