Dio, se esiste, non si chiama Geova: ecco perché (spiegato in modo chiaro)

23/09/2024 | Blog, Cultura, Religioni | 0 commenti

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È davvero molto curioso che al giorno d’oggi ci sia una congregazione religiosa – che dovremmo definire “setta” secondo le giuste categorie sociologiche – i cui adepti si ritengono testimoni di qualcuno, che chiamano Geova … che però non si chiama Geova. E il fatto che Geova non sia il nome di Dio oggi è assolutamente certo.

Quindi, insomma, i Testimoni di Geova sono testimoni di qualcuno, o qualcosa, che ha un nome diverso da quello che loro gli danno.

In questa occasione vedremo in modo credo interessante, lineare e schematico, perché Dio – ammesso ma non concesso che esista e che sia rivelato da un libro che chiamiamo Bibbia – non si chiama Geova e non può chiamarsi così.

I Testimoni di Geova, appunto, devono riconoscere che non c’è alcuna ragione per cui il loro Dio possa avere questo nome, e quindi dovrebbero fare pressione nella loro comunità per farsi chiamare testimoni di qualcos’altro.

Del resto, che figura ci farebbe uno, che so, che si dichiarasse testimone di Peppino, ma poi quello magari si chiama Osvaldo e c’è pure il rischio che non esista?

Cerchiamo di capire le ragione dell’errore e come stanno le cose.

Intanto dobbiamo capire come funziona l’ebraico, perché il nome Geova è dedotto da una errata lettura dall’ebraico.

L’Antico Testamento era scritto proprio in ebraico e in questa lingua si scrivevano solo le consonanti. Si capisce quindi che siamo già di fronte ad un bel problema: una lingua che usa solo le consonanti si espone ad una serie di problemi di interpretazione, e si capisce anche perché.
Facciamo un esempio con l’italiano.
Se l’italiano fosse ebraico potrei trovare scritto LBR, e quindi quale parola dovrei leggere? “Libro”, “libero” o addirittura “albero”? Facciamo un altro esempio dall’inglese: se l’inglese fosse ebraico potrei trovare scritto “NPT”: come posso sapere se si intende INEPT (cioè “inetto”) oppure INPUT?

Ecco, con l’ebraico abbiamo questi problemi.

Facciamo un passaggio ulteriore. Il testo su cui oggi si basano le traduzioni della Bibbia ebraica si chiama testo masoretico. Il termine “masoretico” vuol dire “tradizione” e, nello specifico, i masoreti erano esperti copisti che tra il sesto e l’undicesimo secolo d.C. elaborarono le norme per la trascrizione dei testi biblici, con il compito di preservarne alla lettera il testo.

Si comprende quindi che il lavoro svolto da loro, di fronte ad una lingua che si scrive usando le sole consonanti, è enorme, perché da una parte dovevano definire un testo accettato da tutti e senza varianti; d’altra parte misero a punto un sistema che consisteva nell’inserire dei puntini su ogni consonante in modo che chi leggeva capisse quali fossero le vocali corrette da inserire.

Veniamo perciò al nome di Dio. In questo senso c’è nell’ Antico Testamento un passaggio importante, da cui nasce la controversia. Si tratta di alcuni versetti del libro dell’Esodo 3,14, dove leggiamo: “Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!». Poi disse: «Dirai agli Israeliti: Io-Sono mi ha mandato a voi».”

Dove abbiamo letto “Io sono colui che sono”, nel testo ebraico troviamo quattro consonanti, che lette da destra verso sinistra – come appunto si legge l’ebraico – sono YHWH. Queste quattro consonanti vengono chiamate anche “sacro tetragramma”, dal greco “tetra”, che vuol dire “quattro”, e “gramma” che vuol dire “segni”. Quindi “quattro segni”.

Passaggio ulteriore, e iniziamo a capire dove sta l’inghippo.

Nella religione ebraica, come segno di assoluto rispetto, è vietato pronunciare il nome di Dio. Si tratta di un precetto molto importante, in obbedienza a due passi biblici: Esodo 20,7, in cui si legge: “Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano”, e Dt 5,11, in cui si legge: “Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.”

Per non pronunciare il nome di Dio, dunque, gli ebrei usano un altro nome per riferirsi a lui, che è Adonai, che vuol dire “Signore”.

A questo punto, i masoreti, per evitare che si pronunciasse il nome di Dio, quando hanno dovuto stabilire quali vocali inserire all’interno delle quattro consonanti del sacro tetragramma, hanno inserito proprio quelle della parola ADONAI, quindi la A – che per una evoluzione fonetica si trasforma in E – la O e la I.

Inserite queste vocali all’interno del tetragramma è venuto fuori YEHOWAH, da cui poi l’italianizzazione in GEOVA.

Dunque, non solo Geova non è il nome di Dio, ma è il risultato di una parola che è stata volutamente alterata, fino a falsificarla, affinché non si pronunciasse correttamente e si richiamasse la parola “Adonai” consentita.

Al limite la pronuncia più probabile sulla base di antiche traslitterazioni in greco è Yahwèh, e Yahwèh verrebbe a significare (Colui che) fa essere, quindi il Creatore, o il Realizzatore (delle sue promesse).

Da molte chiese cristiane, soprattutto quella Cattolica, si ritiene che tutto il Nuovo Testamento dei Testimoni di Geova sia completamente manomesso. Infatti la seconda parte della bibbia, scritta in greco, non presenta mai nei testi originali il sacro tetragramma, ma si usa sempre e solo la parola Kyrios=Signore. Quindi non ci sarebbe nessun motivo di usare il termine Geova, che invece nella loro Bibbia, quella detta del “Nuovo Mondo”, compare più volte.

Dunque ogni volta che nel Nuovo Testamento dei Testimoni di Geova si incontra la parola “Geova” si può affermare che si tratta di una arbitraria manipolazione.

C’è da dire, per completezza, che anche i cattolici hanno ritenuto per un certo periodo di tempo che Dio si chiamasse Geova. Ne abbiamo testimonianze in alcune chiese, anche in Italia, per esempio nella chiesa di Vezzo (Verbania), dove effettivamente ai piedi dell’altare è riportata la scritta JEOVA; scritta che si trova anche in altre chiese, come per esempio in quella di San Lorenzo, a Fornio (Parma).

Chiesa di Vezzo (Verbania)

In queste chiese è riportata la scritta JEOVA perché sono state costruite al tempo in cui anche i cattolici credevano che “Geova” fosse la trascrizione esatta del tetragramma, vale a dire tra il secolo XVI e XIX. In tutte le chiese costruite a partire dalla metà del XX secolo la scritta JEOVA non appare più, perché l’errore nella trascrizione del tetragramma è noto ormai a tutti gli studiosi.

Per concludere: cosa dicono i TDG a questo proposito?

Riporto testualmente da “La Torre di Guardia”, rivista ufficiale dei TDG, del 01/02/1961, tagliando il testo in alcune parti per ragioni di brevità, ma comunque il riferimento bibliografico si trova anche on line.

E quindi, a pag. 95, leggiamo:

L’ebraico, come altre lingue semitiche, non ha lettere vocaliche, ma anche ai primi tempi si usavano segni vocalici. […] Pertanto, quando gli studiosi dell’inizio dell’Èra Moderna cominciarono a tradurre la Bibbia in [italiano] idearono ciò che alcune volte furono errate interpretazioni delle vocali”. La forma del nome Geova si ebbe quando i primi traduttori presero le vocali di Adonai e le inserirono fra le consonanti JHVH, e cambiarono quindi una vocale originale per facilitare la pronuncia. […]

Comunque, è quasi certo che il nome di Dio fosse originalmente pronunciato “Yahweh”. The Encyclopaedia Britannica dice: “È ora generalmente ammesso che Jahwe (Yahwe) sia la vera pronuncia”. The Universal Jewish Encyclopedia dichiara: “Yahveh è la più probabile traslitterazione dell’antico nome ebraico di Dio”. […] Il Comitato di Traduzione della Bibbia del Nuovo Mondo dichiarò: “Mentre siamo inclini a considerare la pronuncia ‘Yahweh’ come la più corretta, abbiamo ritenuto la forma ‘Jehovah’ perché è conosciuta dal popolo sin dal 14º secolo. Inoltre, essa preserva ugualmente, con le altre forme, le quattro lettere del tetragramma JHVH”.

Insomma, scrivono che comunque il nome Geova contiene le quattro consonanti del tetragramma e, quindi, può essere usato, ma forse questa non è una buona ragione per continuare ad usare un nome errato.

https://it.wikipedia.org/wiki/Tetragramma_biblico

https://wol.jw.org/it/wol/d/r6/lp-i/1960561

https://www.jw.org/it/biblioteca-digitale/riviste/wp20080801/nome-nel-nuovo-testamento/

https://www.treccani.it/enciclopedia/jahve_%28Enciclopedia-Italiana%29/

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