Canonizzazione Carlo Acutis: il trionfo dell’idolatria e dell’orrido

31/05/2024 | Attualità, Cristianesimo, Religioni | 2 commenti

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È notizia recente che in tempi record si arriverà alla santificazione di Carlo Acutis, giovane morto appena quindicenne, nel 2006, a causa di una leucemia fulminante.
Si è già provveduto alla sua beatificazione nel 2020, ad Assisi, ed ora, visto che ci sarebbero anche i miracoli necessari, si procederà alla santificazione.  San Carlo Acutis sarà celebrato il 12 ottobre, e sarà “Patrono di internet”, vista la dimestichezza che in vita aveva con la rete e l’uso “pio” che ne faceva, finalizzato appunto alla diffusione di credenze religiose, come i miracoli eucaristici.

Premetto che in questo articolo non si parlerà di questo giovane, morto prematuramente con immenso dolore dei suoi cari. Piuttosto si parlerà di cosa si sta facendo della sua memoria.

Si trattava senza dubbio di un adolescente che definiremmo un bravissimo ragazzo, con una vita ricca e una intensa religiosità. Da alcuni filmati viene fuori l’immagine di un giovane sereno, attivo, intelligente. Fa male al cuore pensare che una vita così giovane sia stata spezzata prematuramente da una malattia senza scampo.

Ad ogni modo, i dettagli della sua vita non ci interessano, il suo mondo interiore riguardava, e riguarda, solo lui e nessuno vuole metterci bocca. Massimo rispetto per lui e la sua famiglia.
Qualche considerazione la facciamo però rispetto alla vicenda pubblica che lo riguarda.

Forse la formula “riposi in pace” in questo caso non è utilizzabile, perché sia il suo corpo di defunto, sia la sua memoria, sono stati sottoposti a notevole, diciamo pure, stress da santificazione.

Una prima considerazione che si può fare è quella sulla fake news, che risale ai tempi della beatificazione del ragazzo, secondo cui il corpo di Carlo Acutis sarebbe uscito incorrotto al momento della riesumazione del cadavere.

La notizia si diffuse ovunque, giornali apologetici scatenati, testate giornalistiche di prim’ordine rilanciavano rapidamente la notizia. Basta dare un’occhiata su internet.

A quel punto – in questo caso con assoluto buonsenso – intervenne il vescovo di Assisi, monsignor Sorrentino, con un comunicato diocesano in cui specificava che il corpo di Carlo Acutis era stato trovato, testualmente, nel “normale stato di trasformazione cadaverica”.

Nulla di miracoloso, sebbene la scienza riesca a spiegare anche perché, in alcuni casi, persino dopo molti anni, i cadaveri vengono trovati quasi del tutto incorrotti al momento dell’apertura della bara. Nulla di eclatante, si tratta semplicemente di condizioni chimico-fisiche particolari che vengono a trovarsi nell’ambiente in cui riposa il defunto.

Ma questo non bastava ai cercatori di miracoli! “Sì,” dicevano “il corpo è corrotto, ma gli organi interni sono intatti”. Se non che, sempre nello stesso comunicato della diocesi, leggiamo che “visto che non sono passati molti anni dalla sepoltura, il corpo di Carlo aveva le varie parti ancora nella loro connessione anatomica”.

Anche questo tentativo ingenuo, feticista e superstizioso è andato a vuoto.

Rispetto a questo, però, davvero credo che qualche considerazione di buonsenso vada fatta. Ma cosa si cerca a fare, tanto per gridare al miracolo, il corpo incorrotto se quel povero ragazzo è morto proprio perché il suo organismo è stato corrotto da una leucemia fulminante?

Se anche fosse stato davvero integro al momento dell’apertura della bara – ma, ripeto, ci sono spiegazioni semplici e chiare sul perché a volte questo avvenga davvero – non dobbiamo e non possiamo dimenticare che quel corpo sta lì, in una bara, perché è già stato corrotto da una malattia mortale!

Qual è il senso di cercare il soprannaturale in un corpo morto che sta disteso ed esanime proprio perché corrotto naturalmente da una grave patologia?

Ma c’è dell’altro: qual è il senso, nel 2024, di imbalsamare il cadavere di una persona che si ritiene santa, di vestirlo con un felpa, di rifargli il volto con il silicone e di esporlo al pubblico? Quale può essere mai il valore teologico, e per la fede di persone mature, vedere un cadavere siliconato dentro una teca?

Ma c’è di più e c’è di peggio: qual è il senso di prelevare il cuore di questo ragazzo, parzialmente putrefatto, trattarlo chimicamente e metterlo in un ostensorio da mostrare a fedeli superstiziosi? Sembra quasi un horror, ma questo è stato fatto davvero. Dice monsignor Sorrentino:  “Con specifico trattamento è stato possibile recuperare la reliquia preziosa del cuore che sarà utilizzata nel giorno della beatificazione”.

Per un cristiano, cos’è che salva, Dio attraverso la sua Parola, oppure un pezzo di carne in un’ampolla di vetro. Quanto paganesimo c’è in queste pratiche?

La mia personale opinione è che la fede nella resurrezione, del corpo e dell’anima, da parte di moltissimi cristiani, forse la maggior parte, sebbene spesso sbandierata come solida, è talmente debole che nonostante tutto si ha bisogno del corpo più di ogni cosa, di vederlo, toccarlo. Si ha paura a lasciarlo andare davvero, il corpo, perché si dubita che un giorno si possa ritrovare.
E in fondo si criticano tanto le religioni pagane e poi si finisce per mummificare i cadaveri come facevano gli antichi Egizi!

È una fede debole, questa, feticista e, mi si consenta, con una sfumatura macabra di necrofilia. Lo dico qui: Se un mio parente, figlio, congiunto, dovesse mai diventare santo, mi opporrò con tutte le mie forze affinché non si faccia strazio del suo corpo né si mummifichi in qualche modo per l’ostensione a folle superstiziose.

Ovviamente lo stesso vale se un giorno volessero santificare me: mi raccomando non lo permettete per nessuna ragione!

Ma ancora una considerazione. Per farla, prendo le parole non di un sovversivo qualsiasi, ma di un religioso: padre Alberto Maggi, teologo, biblista cattolico e religioso dell’Ordine dei Servi di Maria. Certo, un religioso un po’ sui generis, intendiamoci, che per avere lo stramaledetto vizio di pensare – persino con la sua testa – qualche problema con le gerarchie ecclesiastiche lo ha passato. Magari cercherò di ospitarlo qui suo canale, se accetterà.

Ad ogni modo, rispetto ai processi di santificazione, e all’ultimo di Carlo Acutis, fa una considerazione interessante e puntuale, che riporto testualmente.
Scrive:

ANCORA UN SANTO!
Ancora un santo e la santità viene giudicata in base al miracolo, quasi sempre una guarigione prodigiosa. In questo caso il miracolato è un bambino. Tutti felici per la sua guarigione, ma quale immagine di Dio viene fuori da questo meccanismo? Un Dio che per concedere il suo amore e la sua vita deve essere pregato, invocato, supplicato e ha bisogno di chi interceda presso di lui.
Il Padre che Gesù ci ha fatto conoscere è completamente diverso, è Colui che “sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate” (Mt 6,8), un Padre che non viene incontro ai nostri bisogni ma addirittura li precede
.”

In effetti a questa cosa non avevo mai pensato, ma se lo faccio ora non posso non notare, anche questa volta, l’aspetto favolistico di una fede anacronistica rispetto ai tempi. Voglio dire che non sono affatto sorpreso quando si dice che la gente non crede più, sono invece sorpreso quando ancora si spera che la gente creda a simili sciocchezze.

In questo caso ringrazio padre Maggi per avermici fatto pensare.
Sul Catechismo della Chiesa cattolica leggiamo, al punto 2635, che “intercedere” vuol dire “chiedere in favore di un altro, dopo Abramo, è la prerogativa di un cuore in sintonia con la misericordia di Dio”. Ed è una prerogativa dei santi, appunto.

Quindi, quando abbiamo bisogno di qualcosa la chiediamo a Dio, anche se è onnisciente e onnipotente, e quindi dovrebbe saperlo già cosa voglio chiedergli. Poi Dio deve decidere se concedere o meno quello che gli viene chiesto, come se non sapesse già cosa deciderà essendo onnisciente, appunto; ma se prego un santo ci va direttamente lui a parlare con Dio, insomma, è uno che conta di più e ci può mettere una buona parola.

Quanto è umana questa teologia, quanto è strumentale e, mi si consenta, infantile! Così come si supplicavano i sovrani, anche per mezzo di intermediari, così si supplica Dio.
E poi esageriamo quando diciamo che sono rimasti al Medioevo? Con tutto il rispetto per il Medioevo…

Se ai fedeli si chiedesse di più, invece dell’adorazione di cadaveri o di brandelli di tessuti organici o di statue di gesso, probabilmente le persone avrebbero una fede più pensata, problematizzata.
Certo, forse anche più tormentata, ma di sicuro più matura e degna di questa epoca.

Ma forse chiedere di più, “alzare il tiro” potremmo dire, può attivare connessioni cerebrali dormienti … e questo può diventare pericoloso.   

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2 Commenti

  1. Anonimo

    Molto interessante questo articolo: pur riportando cose che un normale “dubitante” (cioè una persona che si è posto il problema della religione e si è almeno un po’ informato) conosce ha il grande pregio si essere succinto ma, a mio avviso, chiaro e completo!

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    Tornerò a visitarlo spesso.

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    gG

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