
Ci chiediamo spesso quanto sia vero ciò che leggiamo nei vangeli. Si trata di un argomento che su questo sito continueremo a trattare. Vi metto in basso, a questo proposito, una serie di link a video che, se vi interessa, potete vedere sul canale associato al sito.
Si tratta di questioni cruciali non solo per la fede di chi crede, ma anche per la cultura e la società occidentale: direttamente o indirettamente una buona parte di mondo si è sviluppata sotto l’influenza dei testi biblici; quindi, nel passato e ancora oggi, le parole dei testi biblici condizionano, in positivo o in negativo, la vita si milioni o miliardi di persone.
Quindi è del tutto legittimo chiedersi se ciò che vi è scritto corrisponda in qualche modo alla verità dei fatti o se si tratti invece di simboli che magari richiamano ad altro o di storie mitologiche o di successive rielaborazioni o alterazioni dei fatti.
In particolare, l’evento decisivo narrato dai vangeli, e cioè la resurrezione di Gesù, ha dei fondamenti storici? In altre parole, la ricerca storica cosa può dirci di questo evento centrale nelle fede di un cristiano?

In questo articolo riporto i contenuti, in sintesi – proprio su questo argomento – di interventi e testi di un autorevole storico del cristianesimo delle origini, già citato altre volte, cioè Bart D. Ehrman, professore di nuovo testamento nell’università del North Carolina.
Non si tratta ovviamente di contenuti conclusivi né esaustivi su questo argomento, ma di certo sono considerazioni di uno studioso altamente competente.
Il percorso argomentativo di Bart Ehrman è sostanzialmente il seguente: i Vangeli sono le nostre fonti per conoscere la resurrezione di Gesù. Sono il tipo di fonti che gli storici vorrebbero avere quando cercano di stabilire cosa sia probabilmente accaduto nel passato? Secondo Ehrmann la risposta è no, vediamo perché.
Si sa anzitutto che i vangeli non sono contemporanei agli eventi che narrano. Nelle datazioni più comuni date dagli studiosi si ipotizza che Marco sia stato scritto intorno al 65 o 70 d.C., Luca e Matteo circa quindici o dieci o quindici anni dopo, quindi nell’80-85, Giovanni forse ancora 10 o 15 anni dopo. Queste sono le date che vengono insegnate nelle università americane ed europee, anche se ci sono proposte di datazione che spostano la composizione dei testi ancora più avanti nel tempo.
Ad ogni modo, se queste date sono corrette, significa che il nostro resoconto più antico della resurrezione di Gesù risale è 40 anni dopo l’evento.
Si può giustamente osservare che, anteriori ai vangeli, abbiamo le lettere di Paolo, che parla della resurrezione nella Prima lettera ai corinzi, e che scrive circa venti anni dopo gli eventi. E Si può certo supporre che dopo appena venti anni l’attendibilità dei testi sia maggiore, ma serve ricordare che anche un divario del genere è rilevante quando si tratta di racconti provenienti da diverse comunità, ognuna con la sua teologia in nuce, ognuna con la sua interpretazione dei fatti e, soprattutto, tramandati oralmente, di bocca in bocca. Su questo aspetto parlerò comunque in altri momenti, citando studi interessantissimi sulla trasmissione orale. Insomma, non abbiamo nessuno che abbia registrato per iscritto i fatti nel momento in cui accadevano, anche se neppure questo sarebbe stato in sé sufficiente.
Altro punto importante: nessuno degli autori che scrive era testimone oculare. Lo stesso Paolo indica di non essere stato un testimone oculare e nessuno dei Vangeli è stato scritto da un testimone oculare. Naturalmente, chiamiamo i libri dei Vangeli Matteo, Marco, Luca e Giovanni, ma non sappiamo chi abbia scritto questi libri: sono stati scritti da persone di cui non conosciamo l’identità e sono anonimi. I libri originali sono tutti anonimi, scritti in terza persona. Inoltre, i seguaci di Gesù erano contadini di lingua aramaica della Galilea, uomini di bassa estrazione non erano.
Pietro e Giovanni, difatti, negli Atti degli Apostoli, capitolo 4, versetto 13, sono letteralmente indicati come analfabeti. Non sapevano leggere e scrivere, erano pescatori, non andavano a scuola. La stragrande maggioranza delle persone nell’antichità non ha mai imparato a leggere, figuriamoci a scrivere, e la loro lingua madre era l’aramaico.
Questi libri sono scritti in greco da autori altamente istruiti, retoricamente addestrati, abili nella composizione in greco, probabilmente non discepoli o comunque non dichiarano di esserlo.
Quindi chiediamoci: da dove hanno preso le loro storie questi autori? La risposta è ovvia: poiché non erano discepoli di Gesù, devono aver sentito le storie da qualcuno, che le ha sentite da qualcuno, che le ha sentite da qualcuno, che le ha sentite da qualcun altro ancora … e così via.
Storie su Gesù, compresa la sua resurrezione, circolavano anno dopo anno, decennio dopo decennio, dal momento in cui i suoi discepoli sapevano che era stato ucciso e credevano che fosse stato risuscitato dai morti. Raccontavano storie per convertire le persone. Miglioravano la storia a volte, la cambiavano a volte, la storia veniva modificata nel processo di trasmissione nel corso di decenni prima che qualcuno la scrivesse.
Ora, domanda importante: siamo così sicure che queste storie siano state cambiate durante questo processo di trasmissione? La risposta è sì. Le prove sono direttamente all’interno dei testi dei vangeli.
Difatti, basta leggere il racconto della morte di Gesù nel vangelo di Marco e poi leggere il racconto della morte di Gesù di Giovanni e fare un elenco di tutto ciò che accade in entrambi e confrontare le due liste. Chiunque può notare che tra i due testi ci sono notevoli differenze.
Vediamone rapidamente solo alcuni. In che giorno è morto Gesù? È una domanda semplice e ne parlano sia Marco che Giovanni. Nel Vangelo di Marco ci viene detto che Gesù è morto il giorno dopo che è stata mangiata la cena pasquale a Gerusalemme. Giovanni ci dice esplicitamente, capitolo 19, versetto 14, che Gesù è morto il giorno prima che fosse mangiata la cena pasquale, il giorno della preparazione per la Pasqua. Si tratta di due momenti assolutamente diversi, e quindi non poteva morire in entrambi i giorni.
E qual è l’orario della morte? Secondo Marco è morto alle 9 del mattino, secondo Giovanni, 19:14 non è stato condannato a morte fino al pomeriggio: anche qui abbiamo due resoconti che differiscono l’uno dall’altro.
Ancora: Gesù ha portato la sua croce per tutto il tragitto verso il Golgota o è stato Simon da Cirene a portarla? Dipende da quale vangelo si legge.
Entrambi i ladroni hanno deriso Gesù o solo uno di loro lo ha deriso e l’altro è venuto in sua difesa? Dipende da quale vangelo leggi.
Il velo del tempio si è strappata in due prima che Gesù morisse o dopo che è morto? Dipende da quale vangelo leggi.
Chiunque, mettendo i racconti a confronto, può notare queste differenze.
Ma c’è ancora altro, che vediamo velocemente: chi è andato alla tomba il terzo giorno, Maria Maddalena da sola o è andata Maria con altre donne? Anche in questo caso dipende da quale vangelo leggi.
Se con altre donne, quante ce n’erano, quali erano i loro nomi e chi erano? Dipende da quale vangelo leggi.
La pietra è stata rimossa prima che le donne arrivassero alla tomba o no? Cosa hanno visto nella tomba, hanno visto un uomo, hanno visto due uomini o hanno visto un angelo? Dipende da quale vangelo leggi. Cosa dovevano riferire ai discepoli? I discepoli dovevano rimanere a Gerusalemme per vedere Gesù o dovevano andare in Galilea? Dipende da quale vangelo leggi.
Le donne hanno detto qualcosa a qualcuno o no? Dipende da quale vangelo leggi.

I discepoli hanno mai lasciato Gerusalemme e sono andati subito in Galilea o sono rimasti lì? Dipende da quale vangelo leggi.
A questo punto, da qui in poi, riporto in sintesi le parole di Ehrman tradotte da una sua conferenza:
“La mia conclusione è che questi non sono resoconti storici affidabili. Ci sono troppe discrepanze. I racconti si basano su tradizioni orali che circolavano da decenni, anno dopo anno; i cristiani cercavano di convertire gli altri raccontando loro storie per convincerli che Gesù era risuscitato dai morti e per farlo cambiavano le loro storie nel tentativo di persuaderle. Gli autori non erano testimoni oculari, erano cristiani di lingua greca che vivevano molti anni dopo i fatti e raccontavano storie che i cristiani raccontavano da tutti questi anni. Non c’era nessuno lì a prendere appunti. Alcune storie sono state inventate, molte sono state cambiate. Per questo motivo, questi resoconti non sono così utili come vorrebbero gli storici come fonti storiche.”
A questo punto, e ci avviamo alla conclusione, cosa dice Ehrman sul rapporto tra ricerca storica e resurrezione? Uso sempre, e sempre in sintesi, le sue parole, che esprimono gli stessi concetti riportati nel suo libro “E Gesù diventò Dio”, titolo originale “How Jesus became God”.
Dice così, e credo che le sue parole siano oneste e ineccepibili:
“La questione più importante è sul perché gli storici non possono provare la resurrezione: quello che gli storici cercano di fare è stabilire cosa sia accaduto con maggiore probabilità nel passato. Questo è il compito della storia. Non puoi provare il passato, puoi solo fornire prove per il passato e alcune prove sono più certe di altre. Tutto ciò che lo storico può fare è mostrare cosa è più probabile che sia successo. Cosa sono i miracoli? I miracoli, per definizione, sono l’evento meno probabile in natura.
Se un miracolo non fosse il meno probabile, non sarebbe un miracolo. Se qualcuno potesse camminare sull’acqua tiepida della tua piscina sarebbe un miracolo, se l’acqua fosse ghiacciata non sarebbe un miracolo. Ma se è tiepida, posso dirti che nessuno di voi potrebbe farlo e nessuno al mondo potrebbe farlo, e siamo circa sei miliardi di persone.
Questo contraddirebbe il modo in cui la natura funziona naturalmente. Non sto dicendo che ci sono leggi naturali scritte da qualche parte che non puoi infrangere o sarai nei guai. Gli scienziati oggi parlano di modi altamente prevedibili con cui funziona questo mondo e uno dei modi in cui funziona è che se sei un essere umano sensato che cerca di camminare sull’acqua tiepida della tua piscina non sarai in grado di farlo.
E se qualcuno potesse farlo, quali sarebbero le possibilità che potesse farlo? Le possibilità sarebbero infinitamente remote: nessuno può farlo, bene, ma se qualcuno potesse diremmo che le possibilità che possa farlo sono infinitamente remote.
E puoi dimostrare che una persona in passato l’abbia fatto? No, non puoi dimostrarlo perché non puoi ripetere l’esperimento del passato: questo è il problema della storia. Non è come le Scienze Naturali.
Le Scienze Naturali funzionano con la dimostrazione ripetuta e quindi, ad esempio, se volessi mostrarti che le barre di ferro affonderanno in quella piscina e le barre di sapone galleggeranno, tutto quello che devo fare è prendere cento barre di entrambi e iniziare a buttarle dentro. Butto dentro cento barre di ferro, affonderanno ogni volta, butto dentro il sapone e galleggerà ogni volta, questo ci dà una probabilità predetta di ciò che accadrà la centesima volta. Così funziona la scienza, con la ripetizione di un esperimento.
Gli storici non hanno questa fortuna; gli storici possono solo stabilire sulla base delle prove sopravvissute cosa è probabilmente successo nel passato e per definizione i miracoli sono l’evento meno probabile, altrimenti non sarebbero miracoli.
Questo crea il dilemma per lo storico ed è il motivo per cui gli storici non possono provare che Gesù è stato risuscitato dai morti. Gli storici, per la loro stessa natura, stabiliscono cosa sia più probabile che sia successo nel passato, e la resurrezione è il miracolo per eccellenza e il meno probabile.
Questo è il problema della resurrezione: anche se fosse accaduta, sfida l’immaginazione e le leggi di natura e non può essere accettato come un evento storicamente provato.
La fede nella resurrezione, se ci credi, è materia per i teologi. La resurrezione è una dichiarazione teologica su cosa Dio abbia fatto a Gesù, non è e non può essere basata su prove storiche.”
Da qui la massima libertà per chiunque: credere o non credere nella resurrezione. Desiderare o non desiderare che sia accaduta. Volere o non volere che si sia davvero verificata, ma, appunto, è e resta una questione di fede. La storia in questo non può aiutarci.










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