
Molti indignati hanno sostenuto che i video e gli articoli in cui si esprimono perplessità sulla canonizzazione di Acutis sono offensivi. Ma offensivi per chi e soprattutto perché?
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Se ascoltare persone che mettono in discussione ciò in cui credete vi offende, beh, non è questione di educazione, ma di democrazia. Le persone possono e devono dire ciò che pensano; possono persino sostenere che “quello in cui credi tu per me sono cazzate”.
Con una frase del genere si esprime liberamente il proprio pensiero, e quindi si salvaguarda la democrazia; in più si rispetta l’interlocutore perché gli si dice davvero e in modo schietto quello che si pensa.
Ma poi scusate: una qualsiasi persona che guarda la canonizzazione di Carlo Acutis dall’esterno può liberamente dire che un quindicenne rifatto con il silicone e mostrato in una teca gli fa ribrezzo?
Può dire che la pratica di prendergli un pezzo di cuore già in putrefazione, trattarlo chimicamente e mostrarlo ai fedeli in una teca è uno schifo abominevole, è idolatria e feticismo?
Può dire che tra i cattolici e gli Egizi che mummificavano i defunti non c’è poi così tanta differenza?
Oppure, un comune cittadino può dire di non preferire un quindicenne che parla con un linguaggio religioso preconciliare e che invece di azzuffarsi durante una partita di pallone, o di perdere la testa per una ragazzina, fa siti internet sui miracoli eucaristici che sono una boiata pazzesca?
Si può pensare, e dire, che i miracoli eucaristici, che tanto attiravano la devozione di questo “santo di internet”, sono una scemenza colossale?
Non credo affatto che la libera espressione del proprio pensiero debba offendere qualcuno, però, che vi devo dire, se proprio vi offende, offendetevi!
E poi c’è la schiera di chi chiede al santo l’intercessione perché conceda questo, quello e quell’altro.
Ma insomma, che cavolo è questa intercessione?
Il Catechismo della Chiesa Cattolica, al punto 2635, ci dice che “intercedere vuol dire chiedere in favore di un altro” ed è prerogativa dei Santi. Ma se Dio è onnisciente e onnipotente, non dovrebbe già sapere cosa vogliamo chiedergli e cosa deciderà?
E invece serve Carlo Acutis che adesso andrà a bussare alla porta di Dio per raccomandare qualcuno che sulla Terra ha qualche problema?
“Guarda, Dio, forse sei troppo impegnato e ti sei distratto, ma siccome Mario Rossi mi ha pregato mettici una buona parola”.
È proprio quel meccanismo che noi condanniamo nella gestione della cosa pubblica: la raccomandazione.
L’idea che un santo vada direttamente a parlare con Dio, che sia uno che conta di più del povero fedele che prega e che possa “mettere una buona parola”, rivela una teologia della raccomandazione che fa ridere. Quest’ultima frase è offensiva?
Un’ultima cosa: sul sito “Santi e beati”, a proposito di Carlo Acutis, si legge:
“Poi, improvvisa come un fulmine a ciel sereno, arriva la leucemia, quella acuta che non lascia scampo, e che lui accoglie con un sorriso, offrendo la sua vita per il Papa e per la Chiesa“.
Qualcuno sa spiegarmi che cosa significa offrire la propria vita per il Papa e per la Chiesa? Il Padreterno ha bisogno della malattia, della sofferenza e della morte prematura di un ragazzo, per salvare Papa e Chiesa?
È ragionevole sostenere che non sono i perplessi ad offendere, ma è proprio questa forma di fede e di religiosità che è offensiva per gli esseri umani pensanti.










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