La sindrome da sindone: iconografia di un falso medievale

12/08/2025 | Attualità, Blog, Cristianesimo, Cultura, Religioni | 0 commenti

Torniamo a parlare della sindone e ve lo dico subito: qui lo faremo in modo un po’ più rapido, con l’intenzione però, in seguito, di fare il punto della situazione in modo approfondito.

Quello che farò in questo video è proporre un aspetto dello studio sulla sindone di cui si parla poco, ma che mi pare interessantissimo: riguarda l’iconografia dell’immagine e, in particolare, della posizione delle mani dell’uomo che ci sarebbe raffigurato.

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In futuro, spero di avere il tempo per mettere insieme tutti i termini di un dibattito che va avanti da molto tempo e che a mio modestissimo avviso è del tutto ingiustificato, perché la questione “sindone” è risolta da tempo: è un affascinantissimo artefatto medievale, e chi ci vede elementi soprannaturali lo fa per ragioni psicologiche legate alla fede, e non scientifiche.

Ricordo anche che sul canale associato a questo sito ci sono ottimi interventi di esperti quali il prof. Andrea Nicolotti, Luigi Garlaschelli, e una sintesi fatta da me su un intervento dello storico Mauro Pesce: ve li metto in descrizione e vi invito a recuperarli.

 Il fatto che si tratti di un artefatto medievale, insomma, è la mia modestissima opinione, beninteso, che non conta nulla, suffragata però da una consistente fetta del mondo degli studiosi, anche accademici. Ma certo, si può sempre dire “e ma c’è il porf. Tal Dei Tali che sostiene che sia autentica”. E difatti qui poi scadiamo nella fallacia logica del principio di autorità, che non ha valenza dimostrativa, e allora non ci resta che basarci sulle prove e passarle al vaglio con il maggior rigore possibile.

Di recente, e lo dico solo come rapido flash ( magari ci toneremo con più calma e in modo approfondito), si è molto parlato del recente lavoro di Cicero Moraes, che saluto, e che mostra, con software sofisticati di ricostruzione di immagini, come l’immagine della sindone sia incompatibile con la proiezione di un corpo umano tridimensionale (vedi foto in basso).

Vi invito a mettere in comparazione questo studio, svolto con rigore e pubblicato su una autorevole rivista scientifica,  con la risposta di Emanuela Marinelli che sostiene l’autenticità della sindone: ecco, a mio avviso, la risposta della Marinelli non solo non entra nel merito dello studio di Moares, ma non ha neppure nulla di serio dal punto di vista scientifico.

La risposta della Marinelli, rilanciata ovviamene da tutti i credenti che hanno bisogno che la sindone sia autentica, dice ad un certo punto: “La Sindone è una reliquia che affascina e commuove”. Ora, che sia una reliquia è tutto da dimostrare, ed una risposta scientifica e rigorosa non può dare come presupposto ciò che intende dimostrare: questa è una fallacia logica che si chiama “petizione di principio”.

In più ditemi voi se può essere considerata rigoroso e attendibile un tentativo di confutazione che si riferisce all’oggetto di studio come una reliquia che “affascina e commuove”. “Affascina e commuove” vi pare un rigoroso linguaggio scientifico? Che poi possa affascinare potrei essere d’accordo; ma “commuove”?

Commuove chi? E perché un oggetto di studio scientifico dovrebbe commuovere? A me non commuove. Al limite commuove se chi lo studia ha già deciso in partenza che si tratta di una prova della resurrezione. Ma questo, cari autenticisti, è ancora tutto da dimostrare.

Ma ancora, riporto sempre dalla risposta della Marinelli, anche se non è l’argomento di questo video: “La sindone è un testimone forte della passione, morte e resurrezione di Gesù, che ha suscitato molte conversioni”. Beh anche la madonna di Trevignano ha suscitato molte conversioni, peccato che è una bufala colossale.

Ma poi, cara Marinelli, come mai se è davvero una testimone della passione e della resurrezione di Gesù il Vaticano si guarda bene dal dichiararla autentica?

Lei dice che lo studio di Moares non è rigoroso: invece una risposta che mette come premesse ciò che intende dimostrare è rigorosa? Però valutate voi. Ripeto, non è di queto che parleremo e magari ci torneremo.

Qui mi interessa un’osservazione portata avanti da una archeologa esperta in iconografia medievale. Mi riferisco a Paola Ceccantoni, che gestisce il canale youtube “Pubble”, che durante un intervento in esterna fa notare un asperto interessantissimo.

Mi sembra un buon elemento su cui ragionare, e su cui ho fatto qualche approfondimento di cui tra poco vi dico. Se avete altre fonti sull’argomento, o se conoscete pubblicazioni a tema, vi chiedo la cortesia, se vi va, di linkarmele nei commenti.

Ebbene, Paola Ceccantoni, ripeto, da archeologa esperta in iconografia medievale, mette la lente di ingrandimento su un particolare interessante.

 L’immagine della sindone rappresenta il corpo di un uomo, e fin qui ci siamo: ma la posizione delle mani dell’immagine di quest’uomo non è stata adeguatamente considerata (vedi immagine a lato).

 Difatti l’uomo della sindone copre con le sue mani i genitali. Ora, potremmo intanto dire che questo avviene perché era già previsto che questo artefatto fosse esposto ai fedeli, osteso, come reliquia. Ma qui ricadremmo nella stessa fallacia logica della Marinelli, cioè dare per premessa quello che dobbiamo dimostrare, e quindi per non fare lo stesso errore dobbiamo andare più a fondo.

E pare infatti che una tale pratica sia squisitamente medievale. Di certo non può essere un’immagine del I secolo perché i morti non venivano sepolti in quella posizione. O meglio, le braccia dei defunti, nel mondo ebraico del I secolo, non venivano posizionate in modo tale che le mani coprissero le pudende, i genitali in altre parole.

A questo punto ho cercato fonti che confermassero quanto afferma Paola Ceccantoni.

Inizialmente ho trovato una citazione, di cui però non ho ancora trovato la fonte e sto aspettando la risposta da chi l’ha citata: si tratta di parole di Israel Levy, ebraista e rabbino francese che afferma, testualmente, di “non aver mai viso un ebreo seppellito con le mani incrociate sulla regione pubica: la cosa, non solo sarebbe stata considerata impura, ma era contraria alle prescrizioni del Talmud; gli ebrei sono sempre stati seppelliti con le braccia distese lungo i fianchi del corpo”.

Ho letto anche, sempre testualmente, che secondo le regole ebraiche le mani del morto devono essere stese lungo il corpo, con i pollici ripiegati all’interno “affinché con la loro posizione traccino il segno di Daleth“: Daleth è una lettera dell’alfabeto ebraico che significa “porta” e che quindi suggerisce l’idea di accesso, passaggio e opportunità. 

Un aspetto simile è del tutto coerente in un contesto funerario. Ma ripeto, non ho trovato le fonti dirette, e se le troverò ve le metterò subito in descrizione a questo video.

A questo punto, quindi, non potevo accontentarmi e ho cercato ancora (ci ho messo ore), e finalmente ho trovato un lavoro interessante e documentato.

Si tratta di uno studio di oltre seicento pagine dal titolo: Jewish Funerary Customs, Practices and Rites in the Second Temple Period “, tradotto: “Usi, pratiche e riti funerari ebraici nel periodo del Secondo Tempio”. L’autore è Rachel Hachlili.

Ebbene, cosa ci dice questo studio?

Riporta risultati di studi archeologici condotti sugli scavi di necropoli e tombe del periodo del Secondo Tempio, in particolare a Gerusalemme e dintorni. Il periodo del Secondo Tempio va dal 516 a.C. – 70 d.C.: quindi comprende pienamente il periodo in cui Gesù visse in Palestina.

Quali sono, quindi, gli elementi che accomunano le analisi delle tombe e delle modalità di sepoltura degli ebrei in questo lasso di tempo?

Anzitutto si riscontra la presenza di Tombe rupestri con loculi (kokhim) o banchine (arcosolia).

In secondo luogo si osserva che i corpi deposti nei loculi sono in posizione supina (quindi distesi sulla schiena).

Ma la cosa interessante sta nella posizione delle braccia dei defunti: La maggior parte dei defunti ha le braccia poste lungo i fianchi; altri defunti, in numero inferiore, hanno le braccia piegate sul torace o sull’addome e in alcuni rari casi le braccia sono flesse verso l’interno.

In nessun caso l’essere umano sepolto ha le mani sui genitali. Mai.

Altri esempi ben documentati, si legge nello studio, provengono da scavi pubblicati da Amos Kloner, Ronny Reich, e dall’Israel Antiquities Authority.

E dunque cosa si evince da questa ricerca archeologica: che non esistono attestazioni, nel mondo ebraico del I secolo, di persone sepolte con le mani sul pube. Non ne sono state trovate.

E come mai l’immagine della sindone ha le mani sui genitali? Chissà, forse perché è un artefatto medievale che non ha nulla a che vedere con il Gesù reale e storico? Valutate voi. Ciao e alla prossima.

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