
Spesso si sentono rimostranze rispetto al fatto che lo Stato italiano sarebbe asservito alla Chiesa Cattolica, o quantomeno subordinato ad essa, che non sarebbe affatto uno Stato laico come molti vorrebbero. D’altro canto si lamenta spesso l’ingerenza dalla Chiesa cattolica nelle questioni di competenza dello Stato: per esempio rispetto a questioni come il divorzio, l’aborto, l’eutanasia, la pillola del giorno dopo.
Ho due notizie da darvi, purtroppo tutte e due brutte. Butte, almeno, per chi sostiene la necessità di uno Stato laico. Chi lo volesse teocratico, amministrato dalla Santa Sede, e immagino ce ne siano molti in Italia, può dormire sugli allori. Le due brutte notizie, dicevano, sono queste: la prima è che le ingerenze della chiesa cattolica ci sono davvero, eccome se ci sono; la seconda è che se la chiesa cattolica entra a gamba tesa su questioni che riguardano lo Stato italiano è perfettamente legittimata a farlo.
Per arrivare a queste conclusioni riporto alcune riflessioni illuminanti, e direi anche ineccepibili, prese da articoli e libri scritti da una delle più grandi menti contemporanee: mi riferisco al filosofo, scomparso circa 4 anni fa, Emanuele Severino. Si tratta di una delle menti più brillanti del secolo scorso e, direi, anche di questo: nessuno deve credermi sulla parola, ovviamente, ma rimando alla lettura dei suoi testi oppure alla visione dei suoi interventi di cui YouTube è pieno.
Massimo Cacciari, che conosciamo tutti, lo ha definito il più grande filosofo del Novecento insieme al tedesco Martin Heidegger. Non dobbiamo per forza fidarci di Cacciari, e infatti io credo che Severino stia molto più su di Heidegger, ma ho citato questo suo giudizio di valore per collocare Severino, se non altro, nell’olimpo dei filosofi contemporanei.
Se volete iniziare ad approcciare a questo gigante, comunque, partendo dalle sue riflessioni di natura religiosa, vi consiglio il libro che si intitola “Pensieri sulcristianesimo”. E’ un modo per iniziare a capire davvero di che pasta è fatto questo gigante del pensiero.
Ebbene, la riflessione sulla laicità dello Stato l’ho presa da due interventi di Emanuele Severino: il primo apparso sul Corriere della Sera del 23 aprile del 2001 (chi può accedere agli archivi del quotidiano lo troverà senz’altro), il secondo è un capitolo del libro, vi metto anche questo in descrizione, dal titolo “Nascere e altri problemi della coscienza religiosa”, nell’edizione del 2012 della Rizzoli.
Vediamo quali sono le riflessioni del filosofo.
Ebbene, parlando dell’invadenza della Chiesa Cattolica su questioni interne allo Stato italiano, Severino esordisce in modo lapidario dicendo, di fatto, che la Chiesa Cattolica non sono non pratica alcuna “invadenza”, ma esercita un suo incontestabile diritto. Per evitare l’invadenza non si può far altro – ma finora nessuno si è azzardato a farlo – che cambiare l’art. 7 della Costituzione Italiana, che permette alla Chiesa di Esercitare sullo Stato italiano tutto il potere che vuole.
Seguiamo passo passo il suo ragionamento, poi naturalmente ciascuno trarrà le conclusioni che ritiene più giuste e magari, forse, vedremo con occhi diversi – probabilmente meno entusiasti e inneggianti – persino lo slogan di Roberto Benigni, che definisce la nostra Costituzione “La più bella del mondo”: ecco, rispetto alla nostra carta Costituzionale mi sento di togliermi il cappello, per tante questioni, per i tanti valori democratici che veicola e che si oppongono ai principi totalitari del Fascismo.
Ma rispetto all’art. 7, che adesso andiamo a vedere e che vedremo insieme alla revisione dei Patti Lateranensi voluta da Craxi nel 1984, la nostra Costituzione presenta degli elementi di assoluta arretratezza che, forse non è azzardato dirlo, ci catapulta addirittura nel 19esimo secolo.
L’Art. 7 della nostra Costituzione è stato fin dall’inizio ritenuto contraddittorio da molti giuristi. Per capire la questione andiamo a leggerlo. Dice così:
“Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani.
I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi.
Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”
Piero Calamandrei fin da subito faceva notare un aspetto importante: le Costituzioni degli Stati Sovrani sono unilaterali, vuol dire che parlano, enunciano, sanciscono, ma non dialogano con nessuno, men che meno con un altro Stato sovrano. E invece la nostra Costituzione interloquisce con un altro Stato: la Chiesa Cattolica, appunto, mettendosi in sostanza alla pari con un altro attore. E’ già questa una forma di asservimento assente nelle altre costituzioni democratiche europee: nella Costituzione è lo Stato sovrano che parla e mai si rende pari a qualche altra istituzione. Il parlare della Costituzione è unilaterale e assertivo. La Costituzione non pattuisce, insomma, stabilisce con autorità.
Ma lasciamo perdere questa puntuale osservazione di Calamandrei per arrivare alla questione che ci interessa. Il primo comma recita che “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani” e, al secondo, che i Rapporti tra Stato e Chiesa “sono regolati di Patti Lateranensi”. Ora, per chi avesse lacune sulla storia del Novecento, è il caso di ricordare che i patti Lateranensi furono voluti dal Fascismo, che regolò il contenzioso con la Chiesa di quel tempo, aumentando la sua popolarità e soprattutto tenendo buono un influente attore interno che gli era concorrente: la Chiesa, appunto, con il suo enorme potere sulle masse e ramificata ovunque con le parrocchie.
I Patti stabiliscono, all’art. 1, che “L’Italia riconosce e riafferma il principio consacrato nell’art. 1 dello Statuto del Regno 4 marzo 1848 (ci si riferisce allo Statuto Albertino) pel quale la religione cattolica, apostolica e romana è la sola religione dello Stato”.
Nel secondo articolo, altrettanto importante, si stabilisce che “l’Italia riconosce la sovranità della Santa Sede”: Lo Stato della Chiesa viene riconosciuto dall’Italia, ma la sua riduzione alla Città del Vaticano è compensata dal fatto che tutta l’Italia si dichiara cattolica. Lo Stato è dunque confessionale, cattolico. Obbedisce, lo Stato, ai principi della religione Cattolica incarnati dalla Chiesa Cattolica, che stabilisce di fatto ciò che è cattolico e ciò che cattolico non è.

Nella foto Benito Mussolini e il cardinale Gasparri
Non ci stupiamo se nel 1929, il 13 febbraio, qualche giorno prima della firma dei patti Lateranensi, il Papa PIO XI, su Mussolini, disse queste parole: “Dobbiamo dire che siamo stati anche dall’altra parte nobilmente assecondati. E forse ci voleva anche un uomo come quello che la Provvidenza Ci ha fatto incontrare”. Non ci stupiamo di queste parole, proprio no.
Scendiamo ancora più in profondità: l’articolo 7 stabilisce che i rapporti tra Stato e Chiesa devono essere regolati dai Patti Lateranensi, ma i Patti lateranensi stabiliscono che la religione Cattolica è religione di Stato. Ora, punto cruciale, “concludevano i critici dell’art. 7, come può essere “indipendente e sovrano” lo Stato Italiano, se esso dichiara di essere cattolico e dunque dipendente, in quanto cattolico, dalla massima autorità cattolica, cioè la Chiesa?”.
Specifica Severino una cosa che a questo punto dovrebbe essere chiara a tutti: “Con i Patti Lateranensi la Chiesa ha saputo fare i propri interessi, lo Stato italiano no”. Sarebbe bene che i nostalgici del fascismo, dell’Italia Forte, Sovrana, autoritaria, questo lo ricordassero: il Duce si è calato le braghe di fronte alla chiesa Cattolica, altro che Stato forte.
E difatti uno Stato che dichiara di essere cattolico non potrà essere incoerente e promulgare leggi in contrasto con il cattolicesimo. E poiché il cattolicesimo non è autonomo rispetto alla Chiesa Romana, ma è ciò che la chiesa intende che il Cattolicesimo sia, allora lo Stato non può essere incoerente e promulgare leggi condannate dalla Chiesa.
Voilà, scacco matto. Uno a zero per la chiesa Cattolica.
A questo punto si può obiettare: “Sì, ma poi i patti Lateranensi sono stati rivisti nel 1984 e finalmente abbiamo lo Stato Laico”. Ma è davvero così? Manco pe gnente, dicono a Roma. Vediamo perché.
Era evidente a tutti che l’art. 7 rendeva lo Stato italiano uno stato confessionale cattolico. Maturi i tempi, convinti che l’articolo 7 contraddiceva il carattere globalmente “laico” della Costituzione, nel 1984, come dicevamo, si è operata una revisione, con la Chiesa consenziente, dei Patti Lateranensi, secondo cui da allora non sarebbe stato “più in vigore il principio, originariamente richiamato dai Patti lateranensi, della Religione Cattolica come sola religione di Stato”.

Ma questa revisione ha risolto la questione o l’ha peggiorata?
Dobbiamo prendere atto che questa revisione – che tra le sue conseguenze prevede anche, per esempio, il carattere opzionale dell’insegnamento della religione cattolica nelle scuole pubbliche italiane (ma su questo vi metto in descrizione un apposito video che spiega perché anche questo ci sia un privilegio clericale) – questa revisione dicevamo non solo modifica i Patti, ma li rovescia completamente. Infatti, stabilendo che non è più in vigore il principio per cui la religione cattolica è la sola religione di Stato, di fatto annulla l’essenza e la sostanza dei Patti lateranensi. Insomma, la revisione del 1984 ha del tutto ucciso lo spirito dei Patti Lateranensi.
Ma il punto ancora più profondo qual è?
L’articolo 7 della Costituzione ancora adesso, attualmente, stabilisce che “i rapporti tra Stato e Chiesa sono regolati dai Patti Lateranensi”: questa dicitura, con la modifica degli stessi Patti nel 1984 non è stata cancellata, ma esiste ancora chiaramente espressa sulla carta Costituzionale.
E’ come se si dicesse, in altre parole, che i rapporti tra Stato e Chiesa sono regolati da qualcosa che non esiste più o che esiste soltanto in apparenza. Questo in sé è gravissimo, ma ha delle conseguenze ancora più gravi, che sono queste: appurato che c’è una contraddizione evidente tre i patti del 1984 e la Costituzione, non dobbiamo dimenticare che la Costituzione è la legge alla quale tutte le leggi devono adeguarsi.
Per questa ragione la “revisione” del 1984 non può che essere anticostituzionale, perché stabilisce principi – abbiamo visto la non confessionalità dello Stato – contrari all’articolo 7 della Costituzione, Costituzione che è la legge suprema, la legge che gerarchicamente sta più in alto di tutte.
Ora è vero che lo stesso articolo 7 dice che “Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”, ma Emanuele Severino fa notare che non si tratta semplicemente di modificazioni, ma proprio di ABOLIZIONE, CANCELLAZIONE, ANNULLAMENTO, come abbiamo visto, negando e abrogando proprio l’articolo 1 dei Patti lateranensi che ne definiva l’identità e il fondamento.
Per chi avesse dei dubbi sul fatto che la Revisione annulla i Patti nella loro essenza, possiamo ricordare, ad esempio, le parole di Don Luigi Sturzo, il quale ricordava che PIO XI aveva posto “come condizione sine qua non” dell’accordo “la stipulazione di un concordato che assicurasse l’influenza cattolica nel regno d’Italia”; oppure le parole di Palmiro Togliatti secondo cui “non v’è dubbio che lo Stato, sul terreno ideologico, ha capitolato”.
Ma se non fosse ancora chiaro il concetto citiamo lo stesso PIO XI, che dichiarava solennemente che “non è l’Organizzazione cattolica in Italia che si sottopone alla sovranità dello Stato, ma è il Sommo Pontefice che dispone quello che giudica potersi e doversi fare”.
Ora, appurato che Le modificazioni annullano i Patti completamente, nella loro essenza, dobbiamo riconoscere che questo non può essere consentito, altrimenti avremmo una contraddizione insanabile: la prima parte dell’articolo infatti non potrebbe dire che i rapporti sono regolati da quei Patti.
Detto più semplicemente, in una Costituzione non posso affermare che i rapporti tra due Stati sono regolati da dei Patti che possono essere modificati senza revisione della Costituzione, ma poi quella revisione consiste nell’annullamento di quei Patti di cui la Costituzione parla.
Per far diventare la “revisione” dei Patti del 1984 costituzionali bisognerebbe fare qualcosa che ancora, chissà perché, nessuno ha fatto: cambiare la Costituzione all’articolo 7. Costituzione che, rispetto a questa questione, è tutto meno che “la più bella del mondo”. Almeno non lo è affatto se aderiamo ai valori della laicità e della sovranità dello Stato. Se siamo teocratici, dicevo all’inizio, il problema non si pone. E adesso, credo, abbiamo finalmente capito perché.
L’implicazione finale, rispetto a ciò che abbiamo detto, è chiara a tutti: se la “revisione” dei Patti del 1984 è anti costituzionale, sono ancora in vigore i Patti Lateranensi, che rendono l’Italia uno stato confessionale cattolico. E quindi se il Vaticano entra a gamba tesa in questioni di pertinenza dello Stato italiano ha ancora tutto il diritto di Farlo.
Scacco matto di nuovo, 2 a 0 per la Chiesa cattolica.









0 commenti