
Ormai è un classico: ogni tanto vengono fuori libri, articoli o video in cui si afferma che l’esistenza di Dio è dimostrata dalla scienza; oppure, per non esagerare, che, anche se la scienza non lo dimostra in modo evidente, supporta l’ipotesi di Dio in modo ragionevole.
In ambienti apologetici già da anni viene esposto, come un vero e proprio vessillo di battaglia, il buon Antonino Zichichi: “Ascoltate Zichichi”, dicono costoro, “il quale sostiene che l’universo deve avere per forza un Dio creatore”, e se lo dice lui! E naturalmente questo Dio creatore è per lo più cattolico, uno e trino e che ha mandato sulla terra suo figlio perché venisse torturato e massacrato per espiare i peccati dell’umanità. Voilà, il gioco è fatto. Hai voglia a dire che l’argomento di autorità non ha alcun fondamento argomentativo!!! Insomma, è vero perché lo dice Zichichi.

Non è l’argomento di questo articolo, ma suggerirei allo “Zichichi fan club” di approfondire un pochino la figura del loro idolo: senza scimmiottare una persona che in passato ha avuto qualche merito scientifico, occorre ricordare che attualmente – e la cosa non mi fa affatto piacere dal punto di vista umano – Zichichi è sostanzialmente deriso un po’ ovunque, soprattutto in ambito scientifico, recentemente per le sue teorie strampalate sul clima: il fenomeno degli apologeti è uno strenuo negatore della teorie del riscaldamento climatico, a dispetto di decine di studi che vanno in senso opposto e della totalità della comunità scientifica che sostiene come di fatto il riscaldamento climatico sia un’evidenza e che la causa sia l’attività dell’uomo.
Ovviamente chi soffre di dissonanza cognitiva cronica non considera 1000 scienziati che sostengono tutti la stessa teoria, ma l’unico che la pensa diversamente e che nulla possiede, in termini di argomenti, se non un ego piuttosto robusto e una personalità eccentrica tale da navigare per conto suo. Insomma, come diceva qualcuno, per essere Galileo Galilei non basta dire qualcosa che gli altri non dicono e che vada contro corrente… bisogna pure aver ragione.

Senza insistere ancora troppo su Zichichi, mi limito a consigliare la lettura di una libro, scritto da autori vari – si tratta di scienziati di varia natura (chimici, fisici, biologi etc) – che hanno raccolto autentici sfondoni detti da Zichichi e poi raccolti in questo volume dal titolo “Zichicche”, curate dal matematico Piergiorgio Odifreddi. Il curatore, nell’interpellare autorevoli scienziati sulle sciocchezze dell’idolo degli apologeti, si è accorto che questi avevano già nelle cartelle dei loro PC una fornita raccolta di boiate varie: il libro viene fuori semplicemente raccogliendo le sciocchezze dette da questo scienziato, che ormai viene citato più dagli apologeti religiosi che dagli scienziati stessi. Buona lettura a chi deciderà di leggerlo.
Torniamo però all’argomento centrale di questo video: i tentativi disperati di mostrare che la scienza affermi l’esistenza di Dio.
L’ultimo tentativo in questo senso risale a qualche settimana fa, quando è uscito il libro dal titolo “Dio. La scienza, le prove. L’alba di una rivoluzione”, edizioni Sonda. E già il titolo fa tramare i polsi, ma in genere chi li sceglie, i titoli, sa bene come formularli per vendere copie. E naturalmente un tale testo ha venduto moltissimo, sia perché l’argomento è in sé interessante, sia perché i canali apologetici lo hanno rilanciato in modo frenetico. Il messaggio subliminale? “Signore e signori il gioco è chiuso, la scienza dimostra l’esistenza di Dio, mettetevi l’anima in pace”. E poi giubilo e danze dei credenti che così avrebbero dato scacco matto ai miscredenti immorali e materialisti.
Ma procediamo con ordine: iniziamo dicendo che, ammesso – ma, come vedremo, per niente affatto concesso – che la scienza dimostri l’esistenza di un creatore, non vuol dire affatto che un tale Dio sia anche onnipotente, onnisciente, uno, trino, che abbia un figlio, che stabilisca una morale … e così via. Insomma, un Dio personale e antropomorfo non lo mostrerà mai alcuna scienza. Dovremmo in ogni caso accontentarci di un Dio come principio razionale, energia primigenia, o di un Dio come Natura ordinata da leggi precise, come diceva Spinoza (a cui qui dedicherò un video).
Ma c’è di più: chi sono gli autori di questo libro? Ebbene Michel-Yves Bolloré è un ingegnere informatico, docente dell’Université Paris-Dauphine e fondatore del gruppo metallurgico France Essor. Olivier Bonnassies è laureato in Teologia all’Institut Catholique di Parigi. È autore di numerosi saggi e articoli, ed è tra i fondatori della piattaforma internazionale Aleteia.
Ecco, con il massimo rispetto dovuto, parliamo di un ingegnere informatico sulla cui preparazione in fisica e in filosofia è legittimo nutrire qualche dubbio, e di un laureato in teologia fondatore della piattaforma internazionale Aleteia. Il sito Aleteia esiste anche in italiano: se non conoscete di cosa si tratta vi invito a consultarlo e a farvi una vostra idea sul livello dei suoi contenuti. Chi segue il canale sa che a volte ho passato al setaccio alcuni articoli imbarazzanti, ma ciascuno lo visiti e si faccia un’idea.
E dunque l’autorevolezza di chi ha scritto questo libro non mi pare poi così granitica e dunque, perplessi sulla fonte, possiamo esserlo anche sull’acqua che ne sgorga. Ma sappiamo bene, fuori dalla metafora, che l’argomento di autorità, come più volte detto su questo canale, vale fino ad un certo punto. Contano le prove, i concetti, i ragionamenti, gli argomenti appunto, non tanto chi li espone.
E a questo punto, dopo l’enorme delusione dall’aver visto un tale libro rilanciato con entusiasmo in articoli che definirei imbarazzanti su giornali come Il Foglio o Il Fatto quotidiano, finalmente mi è capitato sotto gli occhi un intervento puntuale e davvero ben esposto comparso sul Corriere della Sera, che resta a mio avviso il primo quotidiano italiano per qualità, contenuti e spessore.
L’articolo è firmato da due persone autorevolissime: Carlo Rovelli, che è fisico teorico, divulgatore scientifico, attualmente docente all’università di Marsiglia, ateo dichiarato e monsignor Giuseppe Tanzella-Nitti, professore ordinario di Teologia fondamentale presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma. Insomma, un teologo della Santa sede, tutto meno che ateo.
L’articolo, firmato da entrambi, si intitola così: “Universo, un disegno poco intelligente: la scienza non può dimostrare l’esistenza di Dio”. Basterebbe questo per chiudere la questione, ma ci interessa andare un po’ più a fondo e vedere quali sono i contenuti.
Anzitutto è interessante la premessa dell’articolo, in cui si legge, testualmente: “Come ci ripetono all’unisono i migliori scienziati e i migliori teologi, cercare prove per le verità della Fede nella scienza è una sciocchezza. Su ben altri livelli può svolgersi un dialogo proficuo fra le diverse forme del nostro pensiero o della nostra spiritualità.”
Si sostiene, inoltre, che gli accorti teologi – non tutti, ma molti – come anche gli accorti scienziati credenti di qualche decennio fa, quando si suppose che l’universo fosse nato 14 miliardi di anni fa dal Big Bang, la gigantesca esplosione primordiale, si guardarono bene dal far corrispondere un tale evento con quanto raccontato nella bibbia nel libro della Genesi. Questo ha evitato loro un profondo imbarazzo quando, oggigiorno, vi sono numerose teorie fisiche per le quali l’universo esistesse ancora prima del Big Bang. Imbarazzo scampato per teologi e scienziati credenti.
L’articolo però continua così, e diventa molto interessante. Si legge: Ma le sciocchezze tendono a ripetersi. Recentemente, va di moda un presunto argomento scientifico che intenderebbe fornire le prove dell’esistenza di Dio. A detta di alcuni, certi risultati in fisica e cosmologia mostrano che l’universo che vediamo debba emergere da un «disegno intelligente».
Si passa a questo punto all’analisi dei passaggi di queste supposte prove. Vediamo che il ragionamento parte da una osservazione corretta, per poi arrivare, però, a conclusioni prive di fondamento e di qualsiasi consistenza. E questo quello che accade spesso agli apologeti: prendo un assunto, lo appiccico all’interno di un ragionamento farcito di nomi di questo o quello scienziato, metto tutto nel frullatore e poi tiro fuori la “dimostrazione” a cui volevo arrivare ad ogni costo.
L’argomento, dicevamo, parte da un’osservazione corretta. Non avendo competenze in materia mi limito ovviamente a riportare gli argomenti dei due studiosi.

FINE TUNING
Si legge quindi che la descrizione del mondo fisico elaborata durante gli ultimi due secoli si basa su alcune equazioni, dove compaiono le cosiddette «costanti fisiche», come la massa delle particelle elementari o la costante cosmologica. Si tratta costanti sono state misurate sperimentalmente, e fanno parte della attuale descrizione fisica di base del mondo. Non si sa perché abbiano i valori che hanno. Forse un domani la scienza permetterà di calcolarle, come è successo per esempio per le costanti che descrivono le proprietà degli elementi chimici, ma per ora testualmente “le prendiamo come fatti del mondo”.
Andiamo ancora avanti: Rovelli e Tanzella-Nitti continuano con un’altra premessa in sé corretta, ma che poi gli apologeti e i creazionisti travisano e alterano per piegarla alla loro fede. Ci si riferisce a quello che diversi lavori scientifici hanno mostrato e cioè che se queste costanti avessero valori diversi da quelli che hanno, il mondo come lo conosciamo non esisterebbe.
Fenomeni molto generali del nostro mondo fisico non sarebbero potuti avvenire se queste costanti avessero avuto un valore diverso da quello che hanno. In alcuni casi, si può mostrare che basterebbe una minutissima variazione di queste costanti per rendere impossibili i fenomeni che conosciamo. Non abbiamo idea di come sarebbe l’universo se queste costanti avessero un valore diverso. Ma siamo certi che stelle, montagne, alberi, persone e poesie, così come le conosciamo, non esisterebbero se le costanti fisiche avessero un valore diverso da quello che hanno.
Il termine che si usa comunemente per descrivere questo fatto è il termine inglese fine tuning, che significa «regolazione fine». Le costanti fisiche fondamentali, si dice, sono «finemente regolate» per dare l’universo come lo conosciamo. E Fin qui è tutto corretto.
A questo punto, però, viene l’errore, l’arbitrio, l’abuso di queste premesse, potremmo dire, di apologeti cristiani e creazionisti.
Sono coloro che sostengono l’esistenza di un disegno estremamente intelligente, che ha lanciato il mondo proprio con queste costanti, finissimamente regolate affinché il mondo sia quello che è, noi compresi. Questo è l’argomento del disegno intelligente. Insomma, se esistono queste variabili è perché c’è un creatore – regolatore che le ha pensate, stabilite, disegnate e realizzate: Dio. E qui, difatti, siamo nell’abuso.
Si tenta di sostenere questa prospettiva affermando che “molti scienziati prendono sul serio l’argomento del disegno intelligente”, ma non è assolutamente vero.
“Non è vero”, riporto testualmente dall’articolo. “C’è qualche scienziato che dà credito a simili argomenti, ma rispetto alle decine di migliaia di scienziati nel mondo si tratta di sparute eccezioni, spesso motivate da un sincero — ma maldestro — tentativo di difendere le rispettive lealtà religiose. La pressoché totalità degli scienziati considera l’argomento del disegno intelligente sbagliato”.
Proprio tra le sparute eccezioni c’è il nostro Zichichi, l’autore delle già citate “zichicche” e di altri sfondoni conclamati. Per fortuna il panorama scientifico italiano ha ben altro da mostrare e ben altre personalità di cui essere fiero.
Ma perché l’argomento del disegno intelligente è di per sé sbagliato? Gli autori dell’articolo lo spiegano con due esempi.
Il primo è quello della parola trovata a casa sul dizionario. Leggiamo:
“Immaginate di sfogliare un vecchio vocabolario, fermarvi su una pagina qualunque e leggere la prima parola che vedete. Supponiamo che questa parola sia «cerbiatto». Poniamoci la domanda di capire quali esatte condizioni del mondo sono state necessarie affinché fosse esattamente la parola «cerbiatto» e non un’altra ad apparirci. Ovviamente se il nostro dito fosse stato una minuta frazione di millimetro più in su o più in giù non avremmo letto «cerbiatto». Se avessimo esitato un istante di più o di meno, mentre sfogliavamo le pagine, non sarebbe apparso «cerbiatto». Una straordinariamente precisa coincidenza di condizioni finissimamente regolate è stata necessaria affinché apparisse proprio la parola «cerbiatto». Se queste fossero state anche minimamente diverse, non sarebbe apparsa la parola «cerbiatto». Possiamo dedurne che qualcuno abbia organizzato tutte queste condizioni proprio con lo specifico scopo di fare apparire la parola «cerbiatto» e non un’altra?”
Prima di arrivare alle conclusioni, passiamo al secondo esempio, un po’ più articolato:
Lo leggo testualmente:
“Il nonno paterno e la nonna paterna di Carlo si sono visti per la prima volta, giovanissimi, in una festa di paese in una cittadina delle Marche, la Pergola. Si sono subito piaciuti, e da questo evento ne è seguita la nascita del padre di Carlo e poi di Carlo stesso. Ora immaginiamo che la nonna di Carlo, ragazzina, avesse posato lo sguardo, quel giorno, su un altro bel giovanotto del paese, magari perché il nonno di Carlo era stato chiamato un istante prima da qualcuno che gli chiedesse di aiutarlo ad andare a prendere qualcosa. Una minutissima differenza di eventi di allora avrebbe determinato un corso delle cose per Carlo profondamente diverso: Carlo non esisterebbe. Invece di Carlo ci sarebbe qualcun altro, con ogni probabilità, ad avere per nonna quella ragazzina. Ora chiediamoci se questi fatti implicano che debba esistere un disegno intelligente che ha fatto sì che la parola apparsa fosse proprio «cerbiatto», o che nascesse Carlo invece che qualcun altro. Evidentemente non lo implicano: qualunque evento è sempre tale che, se il passato fosse stato diverso, questo evento in generale non sarebbe avvenuto.”
Il punto chiave, che riguarda ognuno di noi, è questo: “Per il mondo, non sarebbe poi molto diverso se io non esistessi, ma per me la differenza è enorme, perché rispetto alla mia scala di valori la mia esistenza è molto significativa.”
Adesso spostiamo questo discorso all’universo e alle sue variabili:
“Se le costanti della fisica fondamentale fossero diverse, come sarebbe il mondo? Non lo sappiamo. Ma sappiamo che noi non ci saremmo, perché il mondo che ci ha generato è quello di queste costanti, non di altre. Questo per noi ha un enorme valore. Quindi ci sembra, rispetto a ciò a cui noi diamo valore, che le costanti siano fissate «stranamente» proprio per generare ciò a cui noi diamo valore, cioè noi stessi. L’errore che stiamo commettendo è di non vedere che noi abbiamo ovviamente valore, siamo ovviamente «speciali», ma lo siamo rispetto a noi stessi. Se l’universo fosse diverso, sarebbe quello che sarebbe.”
Insomma, arriviamo ad ipotizzare l’esistenza di un Dio creatore, potremmo dire, per un eccesso di egocentrismo, per l’importanza che attribuiamo a noi stessi, alle nostre singole vite e all’intera umanità, all’interno dell’universo. Poiché per noi l’esistenza è un valore assoluto, allora il fatto che esistiamo nonostante le poche probabilità che questo accadesse è necessariamente un disegno divino. Sono pochissime anche le probabilità che esistano i sassi, l’acqua, il fuoco, ma nessuno di loro considera la propria esistenza degna di valore e quindi nessuno di loro ipotizza un creatore per mezzo del quale esistono.
Quali sono le conclusioni?
Se la struttura e l’evoluzione dell’universo rispondono all’intenzione di un Dio Creatore, ciò non può essere dedotto dalle osservazioni e dalle misure proprie del metodo scientifico, ma può essere solo ipotizzato in base ad altre fonti di conoscenza, non strettamente empirica.
Le ultime parole dell’articolo, che riposto di seguito, sono queste, assolutamente degne, inequivocabili e ricche di rispetto, ma purtroppo per i creazionisti e apologeti categoriche e senza appello:
“Quanto abbiamo scritto non implica in alcun modo che cercare di capire perché le costanti dell’universo abbiano quel valore e non altri non possa essere un progetto scientifico fruttuoso. Né implica che sia necessariamente sbagliata l’ipotesi molto ardita, formulata da alcuni, secondo la quale potrebbero esistere universi con costanti diverse e noi saremmo (ovviamente) in quello con le costanti giuste che hanno dato origine alla nostra vita.
Infine, soprattutto, tutto ciò non è una critica a chi desidera leggere il mondo come l’espressione di un Dio Creatore. A nostro giudizio, questa lettura del mondo esiste su un altro piano, estetico, esistenziale, teologico, che può essere profondamente significativo e importante nella nostra interiorità. È la sciocca commistione di religione e scienza, che qui critichiamo, da scienziato e da teologo. Ci sembra tradisca tanto la razionalità scientifica, quanto la profondità e la ricchezza dell’esperienza religiosa.”










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